Intesa, asse a sorpresa tra Generali e Agricole

nostro inviato a Trieste

Era inevitabile che dopo il divorzio nella «bancassurance» si aprisse una nuova fase nei rapporti tra Generali e Intesa Sanpaolo. E ieri, all’assemblea della compagnia triestina, se n’è avuta una prima prova, ma non senza sorpresa: Generali, al termine dei lavori assembleari, ha comunicato congiuntamente al Crédit Agricole la stesura di un accordo triennale in base al quale i due gruppi mettono insieme il loro 10,89% di Intesa per «meglio contribuire alla crescita del valore della società». In particolare, il nuovo «patto» prevede la consultazione prima di consigli ed assemblee, la presentazione di una lista comune per la nomina del consiglio di sorveglianza (in scadenza tra un anno) e la scelta del candidato nel consiglio di gestione. In altri termini, da ieri Generali e Agricole sono divenute, insieme, il primo azionista di Intesa. E questo proprio nel momento in cui i legami industriali tra Trieste e Milano si sono interrotti: l’accordo per vendere polizze Vita agli sportelli di Intesa non è stato rinnovato. Ed era proprio sulla base di quella storica joint venture (Intesa Vita) che Generali è oggi socio di Intesa Sanpaolo, con il 5,07%. Ma se qualcuno pensava a un imminente divorzio definitivo, ora si ritrova di fronte a una sorta di patto di sindacato, stipulato tra l’altro con quell’Agricole che sembrava anch’esso sulla via dell’uscita da Intesa. Lo ha detto lo stesso presidente del Leone, Antoine Bernheim, in conferenza stampa: «Il patto è stato richiesto dai francesi. Per noi è stata l’occasione di consolidare il rapporto con Intesa, che rischiava altre conseguenze dopo il divorzio nella bancassurance». Mentre per Agricole è la chiave per considerare strategica la quota in Intesa evitando così, alla luce delle quotazioni di Borsa e delle normative di bilancio, una svalutazione secca nell’ordine dei 2 miliardi. Insomma, è un po’ come se due anelli deboli avessero deciso di unirsi per diventare ago della bilancia, e proprio a un anno dal rinnovo dei vertici sia a Trieste, sia a Milano. Il resto dei soci di Intesa (guidati dalle fondazioni Cariplo, Sanpaolo, Carisbo, Cariparo, e Carifirenze, con Zaleski) sommano in tutto il 27%. Quindi, per il meccanismo delle liste, Generali e Agricole potrebbero mandare in consiglio 8 membri su 19. Un bel peso.
Bernheim ha però tenuto a chiarire che il presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, era stato informato dell’accordo: «E se al dottor Bazoli non fosse piaciuto, non l’avremmo fatto». Fonti vicine a Intesa confermano che l’operazione è gradita, perché rappresenta un rafforzamento nella stabilità dell’azionariato della banca. Restano però da sciogliere alcuni nodi. Il primo potrebbe essere l’Antitrust che nell’autorizzare la cessione di Cariparma da Intesa all’Agricole aveva imposto ai francesi di uscire dai consigli di Intesa e di scendere fino al 2% del capitale entro quest’anno. Ora l’Authority vuole capire meglio e vederci più chiaro così da verificare anche il rispetto delle condizioni. Il secondo è capire che tipo di accoglienza verrà riservata al nuovo accordo dal complesso dei grandi poteri della finanza, perché se qualcuno pensava che sul futuro di Generali, Bazoli fosse destinato a uscire dai giochi, ora dovrà cambiare idea.
Infine c’è il nodo Bernheim. L’85enne presidente francese, sull’ipotesi di una altro mandato triennale, ha detto secco: «Io non mi candiderò». Ma ha pure aggiunto che «se la salute lo permette e se gli azionisti me lo chiedessero potrei infliggermi la dolce violenza». Mentre a Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca (primo socio di Trieste) che ritiene superata la governance di Generali che prevede due amministratori delegati, Bernheim non ha risparmiato una indiretta ma secca replica: «Criticare la governance delle Generali è prova di stupidità». In altri termini il presidente sembra da un lato stringere un rapporto ancora più forte con Bazoli e i suoi alleati storici dell’Agricole, dall’altro non nasconde una posizione fortemente critica verso il suo primo azionista. Tutta carne al fuoco in vista della stagione delle prossime nomine, appena iniziata.
Per quanto concerne l’assemblea, questa è filata via liscia, durando «solo» poco più di 5 ore, contro le 8-9 di altri anni. E durante i lavori l’ad Perissinotto ha anticipato che il primo trimestre di quest'anno, per i premi, è complessivamente stabile, in linea con quello dell’anno scorso. Un dato interpretato positivamente dal mercato, che ha premiato il titolo con un rialzo del 2,4% a 15,45 euro.