Intesa, Bazoli vince con la carta Cucchiani

Il professor Bazoli ha vinto ancora una volta. Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo è riuscito nell’intento che si era prefissato: un manager esterno e di alto profilo internazionale per la successione di Corrado Passera a consigliere delegato. La scelta è ricaduta sul componente del Vorstand di Allianz e presidente della filiale italiana del gruppo assicurativo, Enrico Tomaso Cucchiani. La nomina sarà proposta oggi al consiglio di sorveglianza, convocato a Torino per deliberare anche sulla sua integrazione dopo le dimissioni del neoministro Elsa Fornero, e successivamente sarà ratificata dal consiglio di gestione che gli attribuirà le deleghe.
Ormai non ci sono più margini per rimettere in discussione la nomina. Il lavoro svolto da Bazoli è stato tale da prevenire eventuali rivolgimenti. In primo luogo, la scelta di un manager con un lungo curriculum nel settore finanziario e di comprovata esperienza internazionale (sia alla guida di Gucci Group che come responsabile Europa, America Latina e Africa di Allianz) «tranquillizza» i due direttori generali di Intesa, Marco Morelli e Gaetano Micciché. Le loro responsabilità non diminuiranno perché Cucchiani è abituato al lavoro di squadra essendo stato impegnato per sedici anni in una multinazionale assicurativa.
In secondo luogo, con questa proposta Bazoli ha conquistato l’assenso delle Fondazioni azioniste, alle quali fa capo il 30% dell’istituto e che sono state consultate a lungo in questi giorni. È stata una tessitura complessa, ma - da un altro punto di vista - meno risolutiva rispetto alla possibilità di garantire con un nome di prestigio anche la continuità della Banca dei Territori e del Corporate e investment banking. Il professore ha potuto sempre contare sul sostegno del presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, e sulla vicinanza del numero uno di Carisbo, Fabio Roversi Monaco. Ente Carifirenze, da poco guidato da Jacopo Mazzei, ha potuto obiettare poco dinanzi a una proposta autorevole.
E anche la Compagnia di San Paolo, pur essendo il primo azionista individuale con il 9,9%, ha dovuto farsene una ragione. Il presidente Angelo Benessia, dopo aver puntato su Pietro Modiano e Fabio Gallia, propendeva per una conferma di Marco Morelli nel ruolo di consigliere delegato. Ha dovuto cedere pure su questo fronte e la sua riconferma l’anno prossimo è sempre più in discussione.
L’unico trait d’union tra Passera e Cucchiani è il passato in McKinsey. Il numero uno di Allianz, anzi, proviene da una milieu opposto a quella di Ca’ de Sass essendo consigliere di Unicredit (fu anche candidato alla successione di Alessandro Profumo). Ed è molto meno «mediaticamente» esposto rispetto al suo predecessore. Ma Bazoli intendeva puntare su un manager che conoscesse bene i mercati esteri (Cucchiani è stato consulente di Merrill Lynch e Chase Manhattan) e, dopo la rinuncia di Vittorio Colao che non voleva rompere il patto con Vodafone, ha sempre vagliato criticamente le altre possibilità, soprattutto quelle relative a banchieri con un curriculum prevalentemente italiano.
Cucchiani dovrà gestire una banca con 100mila dipendenti e un utile nei primi nove mesi di 1,9 miliardi di euro e, soprattutto, rassicurare investitori e azionisti sulla sostenibilità e sull’affidabilità del percorso predisposto per questo finale di 2011 (politica dei dividendi inclusa). Dall’anno prossimo, se la crisi globale non dovesse placarsi, dovrà individuare la rotta più sicura per la navigazione del primo gruppo bancario italiano con 667 miliardi di attivi (dei quali 66,3 miliardi di titoli di debito italiani). Ma Cucchiani è abituato ai grandi numeri, quelli di una compagnia da 78,5 miliardi di ricavi nei primi nove mesi del 2011.