«Intesa bipartisan sul risparmio» Ma Fassino e Letta non ci stanno

nostro inviato a Capri

Dopo Pier Ferdinando Casini venerdì, ieri anche Giulio Tremonti ha affidato alla platea dei Giovani imprenditori riuniti nel consueto appuntamento di Capri un forte appello affinché si porti a termine al più presto la riforma del risparmio. «È ancora incompiuta, resta una delle mie maggiori preoccupazioni», aveva detto in apertura dei lavori il presidente della Camera, «spero che alla fine il Parlamento faccia una buona legge», gli ha fatto eco nella seconda e ultima giornata di dibattiti il ministro dell’Economia. Che auspica pure una convergenza tra «maggioranza e opposizione» e rivendica una sorta di paternità della riforma. Ho «voce e titolo per parlare», spiega, perché «di riforma del risparmio quasi nessuno ha mai parlato molto» almeno «fino ad agosto» mentre «io ne parlo da alcuni agosto fa». Quindi, una stoccata a «questo establishment», perché - dice Tremonti - nel suo «linguaggio comune era normale parlare di risiko bancario, concetto che evocava qualche idea di scarsa trasparenza e di conduzione monocratica delle operazioni». Un appello, quello del ministro dell’Economia che viene accolto con forza da Luca Cordero di Montezemolo, perché «sono tre anni» che Confindustria «aspetta una legge sul risparmio e spero che prima o poi si possa fare, soprattutto a tutela dei risparmiatori». Poi una critica al governo e alla maggioranza. «Dicevano che l’avrebbero fatta in gran fretta come negli Stati Uniti, ora - aggiunge il numero uno di via dell’Astronomia - speriamo che la facciano perché è la svolta che più serve alla credibilità dell’Italia sui mercati internazionali».
Parole a cui fanno eco gli interventi di Piero Fassino e Enrico Letta, che non sembrano raccogliere l’invito bipartisan di Tremonti. «Il provvedimento - spiega il segretario dei Ds - è un’occasione mancata. Credo si sia fatta una battaglia troppo timida, anche da parte di chi in agosto aveva partecipato alla polemica. Affinché la riforma fosse completa, il controllo sulla concorrenza bancaria sarebbe dovuto passare all'Antitrust». «Mi vergogno come italiano - chiosa il responsabile economico della Margherita - perché finiremo la legislatura con una riforma fatta a metà, visto che la vigilanza sulla concorrenza bancaria è rimasta a Bankitalia e Antonio Fazio è ancora governatore».
Sulla stessa linea il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà. «Il ruolo antitrust della Banca d’Italia - dice - non ha senso». Riforma del risparmio a parte, a Capri si registra pure un altro passo del lento riavvicinamento tra Confindustria e il governo, una sorta di conferma di quel clima disteso che si è venuto a creare all’indomani della presentazione della Finanziaria. Già, perché se nonostante le insistenze di via dell’Astronomia la manovra non ha recepito il lungo dibattito sulla tassazione delle rendite finanziarie, Tremonti decide di aprire uno spiraglio su «un punto molto importante». «Ha senso modificare l’imposta sui redditi da capitale - spiega il ministro - a una condizione: che l’ambiente sia tale perché almeno ci siano i redditi. Quando non ci sono i redditi da capitale, l’aumento dell’aliquota diventa una patrimoniale». E avverte: «La combinazione tra Irap sul lavoro e detassazione della rendita va ricalibrata, ma con prudenza». Parole accolte con favore da Montezemolo, perché «bisogna intervenire sulle rendite finanziarie allineandole alla media europea» visto che l’Italia «ha una tassazione sulla produzione inaccettabile».