Intesa-Capitalia produce solo scintille

Forte rialzo dei titoli in Borsa. I problemi di «governance» e il ruolo dei grandi soci

Marcello Zacché

da Milano

Intesa e Capitalia si sfiorano e fanno scintille. Al punto che ieri è stato necessario l’intervento della Consob, che ha sollecitato entrambi gli istituti a chiarire la propria posizione in merito alle ipotesi di aggregazione che continuano a circolare.
L’amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, in un incontro con gli analisti finanziari tenuto martedì avrebbe rilanciato la bontà industriale del progetto. E forse anche per questo il titolo di Intesa si è ieri impennato, chiudendo in crescita dell’1,8% a 5,2 euro, e portando a oltre l’8% il rialzo nelle ultime 5 sedute. Mentre Capitalia ha chiuso quasi invariata a 6,8 euro. Scintille, a ben guardare, anche tra i vertici: Passera e l’ad di Capitalia, Matteo Arpe, in questa partita si fronteggiano formalmente in «amicizia». Ma l’impressione è che, seppur indirettamente, i due si stiano marcando ben stretti, «a uomo», come due centromediani d’altri tempi.
Così ieri, su La Repubblica (che riportava le risposte di Passera alle curiosità degli analisti finanziari) l’ad di Intesa faceva capire che l’unico interlocutore possibile è il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, attualmente sospeso per l’interdizione ordinata dal Tribunale di Parma. Un provvedimento che scadrà il 21 aprile. Rallentando ogni iniziativa. Mentre l’alternativa è quella di andare direttamente al piano superiore: «Aspettiamo un segnale di risposta dai soci», avrebbe detto Passera, riferendosi al patto di sindacato che controlla il 31% di Capitalia. O forse solo a qualcuno degli azionisti. Un’ipotesi di percorso che Arpe non deve aver letto facendo salti di gioia, lui che sta gestendo la situazione in prima persona, tenendo continui contatti proprio con i principali soci.
Ma le considerazioni attribuite a Passera sono forse la risposta alla mossa con cui lo stesso Arpe, venerdì scorso, ha sorpreso Intesa, annunciando di avere in portafoglio il 2% del gruppo milanese. Un’operazione che, secondo quanto previsto dalla legge, rende ora più difficile un’iniziativa incrociata: se Intesa vuole comprare Capitalia, a questo punto non può esercitare i diritti di voto per le quote eccedenti il 2%. Salvo acquistare per contanti oltre il 60% del capitale. Una scelta tattica che ieri Passera ha bocciato senza appello, definendo quella di Arpe «una mossa inutile».
Probabilmente si tratta di schermaglie. Che però producono il risultato di amplificare il problema della governance dell’eventuale nuovo gruppo bancario, finora minimizzato: se si fa, chi comanderà? Tra i vari scogli da aggirare, su cui i soci sono più o meno direttamente invitati a pensare, c’è anche questo.
Al di là di questo, il tono del comunicato chiesto dalla Consob a Intesa mirava a calmare le acque, ribadendo che la banca «intende esaminare ogni eventuale opportunità di integrazione e sviluppo solo in ottica industriale e in termini amichevoli». Chiarendo poi che la prima condizione, quella dell’opportunità industriale delle nozze Intesa-Capitalia, è assodata (con sinergie sicure e misurabili nell’ordine delle «centinaia di milioni»). Mentre sul secondo punto dipenderà da Capitalia. La quale, nel suo comunicato, aveva poco da chiarire, limitandosi a ribadire «l’inesistenza di ipotesi allo studio, di contatti e trattative».
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