Intesa centra gli obiettivi: utile +40%

Bene tutte le divisioni del gruppo Accantonati 110 milioni per Parmalat

Massimo Restelli

da Milano

Tabella di marcia rispettata per Banca Intesa che archivia il primo semestre con utili netti lievitati del 40% a 1,2 miliardi e, malgrado al momento il mercato appaia avaro di opportunità, lascia la porta aperta a eventuali acquisizioni in Italia. A pochi mesi dalla presentazione del piano triennale avvenuta a luglio, l’amministratore delegato Corrado Passera illustra alla comunità finanziaria lo stato di salute dell’istituto che per fine anno conferma di attendersi «un significativo miglioramento» dei risultati.
Ad alimentare le casse - i conti non considerano la cessione della maggioranza di Nextra al Crédit Agricole, i cui effetti ricadranno sul secondo semestre - sono state tutte le divisioni di Intesa che a giugno ha visto proventi operativi in salita del 9% (meno 2,2% gli oneri) a fonte di un Tire One, uno dei principali parametri per valutare la solidità di una banca, pari al 7,8%. Malgrado i 110 milioni stanziati a copertura delle revocatorie Parmalat, bene gli accantonamenti (meno 4,8%) e il rapporto sofferenze-crediti (0,7%) ma il quadro complessivo era atteso in Piazza Affari dove, forse complice il classico adagio «comprare sulle attese e vendere sulle notizie», Intesa ha ceduto lo 0,48% a 3,95 euro interrompendo la corsa della settimana precedente (più 1,7%).
Mostratosi «soddisfatto» per il lavoro svolto (nel solo secondo trimestre i profitti sono saliti del 34,6%) e sottolineato la «forza» della banca, Passera ha colto l’occasione per tornare sulle strategie dell’istituto. A partire dalla disponibilità a riaprire il capitolo delle grandi acquisizioni anche se al momento «non ci sono opportunità. Popolari a parte, la maggior parte delle banche è già stata comprata», ha spiegato il top manager che condivide con il presidente Giovanni Bazoli la guida del gruppo milanese.
Nel frattempo Intesa ha quindi deciso di crescere con le proprie forze, ha spiegato Passera escludendo che dall’esterno siano stati posti paletti allo shopping: «Nessuno ci impedisce di farlo, non siamo stati bloccati negli ultimi tre anni». Malgrado gli abboccamenti iniziali negato anche qualsiasi coinvolgimento nel rebus Bpi-Antonveneta, ha concluso il banchiere restando abbottonato sulla riforma di Bankitalia e sulla destinazione delle partecipazioni attualmente in mano a Intesa.