Intesa al cortocircuito Agricole

Intesa Sanpaolo si mette alla ricerca di una soluzione per uscire dal «cortocircuito» Antitrust, provocato dal patto di consultazione siglato da Generali e Crédit Agricole su quasi l’11% del capitale. Su Ca’ de Sass pende un procedimento che potrebbe tradursi in una multa da 500 milioni a 5 miliardi: una minaccia troppo grande per non finire, almeno informalmente, giovedì sul tavolo del consiglio di sorveglianza. Il vertice di Intesa sarà impegnato a licenziare la trimestrale (già approvata dal consiglio di gestione) ma anche ieri i tre gruppi hanno proseguito il «triangolo» per cercare, tra le pieghe dei codici, uno schema che consenta a un tempo alla superbanca di Corrado Passera (nella foto) di liberarsi dalla morsa dell’Antitrust e all’Agricole di evitare i contraccolpi in bilancio di una maxi svalutazione. I legali hanno 30 giorni (dal 14 maggio) per chiedere di essere sentiti dall’Autorità o per presentare una memoria difensiva. Ma se non sarà possibile trovare una via di uscita che soddisfi Antonio Catricalà sarebbero con ogni probabilità le stesse Generali a rinunciare al patto invitando i francesi a fare lo stesso. Evitando così anche il pericolo che Ca’ de Sass provi a rivalersi sui due grandi soci presentando loro il conto della sanzione. Tutto nasce dalle condizioni a suo tempo poste da Catricalà alla nascita di Intesa Sanpaolo e alla contestuale consegna di Cariparma all’Agricole. Parigi avrebbe dovuto progressivamente disimpegnarsi dal capitale di Intesa e trattare la propria quota come una partecipazione finanziaria. Ecco perché Milano ha già preso carta e penna per fare presente le proprie ragioni alle Generali e all’Agricole. Sollevando alcuni problemi di opportunità, tra cui la partecipazione dei vertici di Trieste ai propri consigli. Alla riunione del Cds di giovedì non dovrebbe quindi esserci Bernheim, che ha ricevuto la lettera di Intesa come l’ad del Leone Giovanni Perissinotto. A causa del patto con la Banque Verte i due top manager di Generali rappresentano infatti nella banca anche l’azionista francese, e questo è in contrasto con i paletti dell’Antitrust.Parigi ha però già fatto sapere, a stretto giro di posta, di non aver mai accettato formalmente gli impegni di Intesa con l’Antitrust.