Intesa Gm-Renault, Parigi frena

Il ministro dell’Industria Loos: «Enorme prudenza». Anche i mercati temono l’alleanza

Alberto Toscano

da Parigi

«Bisogna dare prova di un’enorme prudenza perché il mercato degli Stati Uniti è immenso e complicato. Come se non bastasse, la situazione di General Motors è resa difficile da problemi che non hanno nulla a che vedere con l'auto», dichiara - alludendo tra l'altro al problema delle pensioni ai dipendenti del gruppo americano - il ministro francese dell'Industria François Loos. Ieri Loos ha dato il tono dell'atteggiamento del governo di Parigi di fronte all'ipotesi di un «matrimonio» tra Renault-Nissan e il gigante americano delle quattro ruote.
Nell'ultima quindicina d'anni l'ex Régie Renault ha conosciuto fidanzamenti più o meno felici: prima c'è stato il fallimento del progetto di fusione con gli svedesi di Volvo e poi il successo della fusione con i giapponesi di Nissan, usciti dalla loro crisi sotto la guida dell'attuale presidente di Renault Carlos Ghosn.
Adesso è stato il miliardario americano Kirk Kerkorian, azionista di General Motors, a lanciare l'idea dell'accordo Renault-Nissan-Gm. Lunedì 3 luglio il consiglio d'aministrazione di Renault ha dato il suo via libera alla trattativa e il 7 luglio una decisione analoga dovrebbe essere presa dal Cda del gruppo automobilistico statunitense. Niente è sicuro, se non il desiderio delle parti interessate di giocare la carta del dialogo tra loro. Però il governo di Parigi mette i paletti. In Francia il marchio della società Renault - nazionalizzata subito dopo la guerra per volontà del generale De Gaulle - è carico di simboli e la sola idea che certe decisioni strategiche possano essere prese negli Stati Uniti viene considerata alla stregua di una bestemmia istituzionale. Già domenica - intervenendo a un programma televisivo sul canale satellitare Tv5 - il superministro dell'Economia e delle Finanze Thierry Breton aveva manifestato l'intenzione del governo francese di «seguire con la massima attenzione» gli sviluppi dell'ipotetico nuovo fidanzamento internazionale di Renault. Adesso François Loos ribadisce l'atteggiamento prudente delle autorità di Parigi e - a proposito della ventilata fusione - dichiara: «È solo un'idea, non c'è nulla di deciso». A suo avviso le imprese francesi devono spremersi le meningi per studiare nuovi prodotti destinati in primo luogo al pubblico nazionale. Come dire che a Parigi continua a spirare il vento del cosiddetto «patriottismo economico», tanto caro al primo ministro Dominique de Villepin.
Gli analisti finanziari internazionali sono scettici sul progetto di fusione tra Renault-Nissan e General Motors, atteggiamento che si è riflesso ieri alla Borsa di Parigi. La quotazione del titolo Renault è scesa di quasi il 2 per cento. Come dire che le perplessità sono oggi prevalenti a proposito di un'operazione industriale dai contorni decisamente confusi. Una scommessa che - quand'anche i suoi protagonisti volessero andare fino in fondo - susciterebbe certamente ostilità di ordine politico in Francia e critiche anche negli Stati Uniti e in Giappone.