Intesa Hamas-Prodi. Israele: preoccupati

Il movimento integralista al potere in Palestina risponde all'<strong><a href="/a.pic1?ID=199082" target="_blank">apertura di ieri del premier italiano</a></strong>: &quot;Pronti al dialogo come auspicato da Prodi&quot;. La condanna di Israele: &quot;Non premiate i terroristi&quot;

Gerusalemme - Il movimento integralista Hamas "è pronto ad aprire un dialogo franco con la comunità internazionale come auspicato dal presidente italiano del consiglio Romano Prodi": lo ha detto all’Ansa il portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhri. "Noi apprezziamo molto il ruolo svolto dall’Italia - ha proseguito il portavoce di Hamas - che anche altre volte ha esortato per un dialogo con il nostro movimento. L'atteggiamento italiano testimonia il desiderio europeo di riconsiderare la sua posizione verso Hamas". Secondo Sami Abu Zuhri, "il mondo ocidentale sta capendo che è stato un errore non trattare con Hamas in passato, e ora noi ci auguriamo che le dichiarazioni del primo ministro italiano vengano ascoltate dall’Unione europea, all’interno della quale ci sono altri gruppi parlamentari che sostengono la medesima esigenza di trattare con noi. Hamas - ha concluso il portavoce - è pronto ad aprire un dialogo franco con la comunità internazionale".

La protesta di Israele Le parole di Romano Prodi di ieri sulla necessità di dialogare anche con Hamas per far "evolvere" le sue posizioni hanno suscitato "stupore e preoccupazione" nel governo israeliano. È quanto ha detto la radio pubblica israeliana riferendo le parole del direttore generale del ministero degli Esteri Aaron Abramovich. Abramovich ha spiegato, sempre secondo la radio pubblica israeliana, che Hamas "non è cambiato e se è cambiato è cambiato per il peggio e non c’è motivo che la comunità internazionale lo premi con un negoziato". Anzi Hamas, ha continuato, "si è brutalmente insediato a Gaza e le sue attività sono aggressive". Secondo Abramovich, conclude la radio pubblica israeliana, Hamas "non deve essere premiato per ciò che ha fatto a Gaza e per il suo carattere terroristico e non c’è motivo che la comunità internazionale lo premi con un negoziato".