Intesa, l’utile batte le attese del mercato

La trimestrale spinge Intesa Sanpaolo a Piazza Affari con un rialzo del 3,54% a 1,2 euro, dopo aver registrato nell’intraday guadagni superiori al 7% e aver ritracciato a causa dell’incertezza dello scenario politico. Il gruppo guidato da Corrado Passera ha conseguito nel periodo luglio-settembre 2011 un utile operativo di 1,565 miliardi (-13,7% annuo) e un utile netto di 527 milioni (+3,3%). Entrambi i dati sono risultati migliori delle attese del consensus degli analisti (rispettivamente 1,497 miliardi e 351 milioni). «Una performance inattesa considerato il contesto internazionale», ha osservato Marcello Zanardo, di Sanford Bernstein.
Il vero driver dello strappo a Piazza Affari, tuttavia, è stata la conferma del Piano di Impresa 2011-2013/2015, cioè di «una redditività sostenibile nel medio periodo», rafforzando la liquidità e la patrimonializzazione. Un chiaro segnale che le attese di un dividendo unitario di 0,08 euro, per l’anno in corso, possono essere legittimamente coltivate nonostante l’andamento negativo della congiuntura.
La crisi del debito sovrano, infatti, ha lasciato segni visibili sui conti dei 9 mesi del gruppo Intesa. L’utile netto consolidato è sceso del 12,3% a 1,929 miliardi, sui quali hanno influito 618 milioni di svalutazione dei bond greci (593 milioni solo nel terzo trimestre) in portafoglio e circa 500 milioni di oneri di incentivazione all’esodo per i 5mila dipendenti che usciranno dal gruppo. Nessun accantonamento, invece, per la conversione forzosa dei mutui ungheresi contratti in franchi svizzeri. In ogni caso, ha osservato Aldo Comi, di Kbw, nel terzo trimestre «il credito di imposta da 894 milioni ha parzialmente compensato gli oneri straordinari» incidendo sulla performance.
I proventi operativi netti sono aumentati dell’1,5% su base annua: sostanzialmente stabili interessi (7,2 miliardi) e commissioni (4,1 miliardi). Numeri ok per la Banca dei Territori: +22,4% il risultato operativo a 1,46 miliardi nel segmento privati e pmi. In aumento del 4,6% rispetto a fine 2010 i crediti deteriorati a quota 22,2 miliardi. Includendo le garanzie gli 8,3 miliardi di sofferenze hanno un tasso di copertura del 128 per cento. Anche per questo motivo è stato ribadito che «non c’è bisogno di ulteriore capitale»: Intesa può vantare un Core Tier 1 al 10,2% e liquidità per 83 miliardi risultando già in regola con Basilea III dopo aver superato gli stress test Eba.
«Siamo soddisfatti e confermiamo la politica dei dividendi», ha esordito l’ad Corrado Passera in conference call. Gli analisti sono preoccupati dal «rischio-Italia nel 2012» considerato che al 30 settembre Intesa Sanpaolo aveva un’esposizione su titoli italiani per 63,395 miliardi di euro, mentre quella sulla Grecia è di 586 milioni. «Lo spread preoccupa, ma i fondamentali dell’Italia sono solidi», ha replicato mostrando fiducia nel «rispetto delle scadenze» dei Btp, e aggiungendo che «il rischio è sotto controllo». Intesa proseguirà «a fornire sostegno all’economia».
Passera ha escluso l’ipotesi di conversione delle risparmio (ieri +3,63% a 1 euro) perché «i costi e la complessità sono ancora troppo alti». Il top banker ha negato futuri coinvolgimenti in salvataggi di piccole banche orchestrati da Bankitalia. «Anche se emergessero situazioni del genere non svolgeremo quel ruolo», ha tagliato corto Passera.