Intesa, ok a 5mila uscite Cambia la Banca dei Territori

Intesa Sanpaolo ha già centrato un obiettivo del piano industriale presentato lo scorso aprile: il turnover del personale. Le adesioni alle uscite volontarie sono state 5.677, un dato superiore sia al minimo di 3mila previsto dal business plan e suggellato dagli accordi sindacali (da 101mila a 98mila dipendenti) che al tetto di 5mila unità stabilito dal gruppo guidato dall’ad Corrado Passera.
Ad annunciarlo è stato il direttore generale e responsabile Banca dei Territori, Marco Morelli in un incontro con tutte le organizzazioni dei lavoratori. Il successo dell’iniziativa consentirà un rapido sviluppo delle azioni previste dal piano. In primo luogo, con l’uscita volontaria di 5mila dipendenti (2.519 pensionabili entro il 2014 e 2.481 con il ricorso al Fondo esuberi sulla base di una graduatoria anagrafica) non sarà necessario attivare le procedure standard per gestire le uscite. In seconda battuta, la riconversione professionale di 3mila unità verso funzioni di gestione e assistenza alla clientela riguarderà solo la Banca dei Territori e non le altre aree di gruppo. In ultima istanza, partirà più speditamente l’assunzione di mille giovani risorse delle quali 250 part-time si affiancheranno a 250 pensionandi che opteranno per il tempo parziale.
L’incontro con i sindacati è stato anche l’occasione per fare il punto sul piano d’impresa per la Banca dei Territori che è l’architrave delle strategie triennali (obiettivo 11,9 miliardi di proventi operativi netti al 2013 con tasso di crescita media annua del 5,7%). La focalizzazione sul presidio delle aree geografiche a maggior potenziale dovrebbe attuarsi attraverso azioni progressive di razionalizzazione come l’unificazione delle Casse di risparmio del Centro Italia.
Il problema, tuttavia, è la crisi dei mercati. «In mancanza di interventi di correzione sui requisiti patrimoniali per le banche potrà presto porsi il problema dei crediti alle imprese», ha detto Morelli ribadendo quanto già paventato dal presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli. Non si tratta di un allarme ingiustificato: Intesa è l’unica grande banca italiana alla quale la Vigilanza europea non ha richiesto ricapitalizzazioni. Ma mantenere il Core Tier 1 sopra il 9%, come previsto da Basilea III, con il costo del funding in salita potrebbe imporre scelte dolorose nel finanziamento del settore industriale.
Anche per questo motivo l’associazione dei piccoli azionisti Azione Intesa Sanpaolo ieri ha richiesto «maggiore chiarezza sui titoli a rischio in portafoglio e l’impatto di un’eventuale svalutazione». Dettagli già forniti in sede di semestrale: l’esposizione ai Piigs è di 66,2 miliardi dei quali 64,4 riferiti all’Italia. Ulteriori aggiornamenti saranno forniti la prossima settimana con la trimestrale. Ieri a Piazza Affari Intesa ha recuperato il 5,2% chiudendo a 1,142 euro.