Intesa Sanpaolo, 3mila in assemblea

da Milano

Davanti al Cinema Colosseo di Torino si sono ritrovati più o meno in 3mila; e in parecchi non sono nemmeno riusciti a entrare. Una partecipazione di rilievo visto che la platea torinese dei lavoratori dell’ex Sanpaolo interessati alla convocazione delle nove principali sigle sindacali del settore credito si aggirava intorno alle 6mila unità.
Segno, hanno spiegato alcuni delegati, della «crescente preoccupazione tra i lavoratori sul futuro degli assetti occupazionali e professionali». A preoccupare i dipendenti piemontesi coinvolti nella fusione tra Sanpaolo e Banca Intesa è la cessione delle filiali e soprattutto la ristrutturazione della sede centrale di Torino. Prospettive che si aggiungono allo spostamento del baricentro della nuova Superbanca in direzione di Milano. «Da gennaio a oggi - spiegano ancora i sindacati - tra i dipendenti di Torino si registra un disagio crescente, dovuto alla progressiva perdita, con il nuovo organigramma del gruppo, dei punti di riferimento e all'incertezza sulla chiusura delle 32 filiali prevista dall'Antitrust solo per Torino e provincia».
Durante l’incontro definito «a metà tra uno sciopero ed una manifestazione pubblica» (in coincidenza con l’iniziativa filiali e uffici torinesi sono rimasti in gran parte chiusi), non sono nemmeno mancate le critiche ai sindacati che più da vicino hanno partecipato al tavolo di trattativa che ha portato alla creazione della nuova banca.
Proprio tra sindacati e vertici dell’istituto, rappresentati al tavolo negoziale dal direttore generale e responsabile per personale e risorse umane Francesco Micheli, continuano intanto a cadenza praticamente settimanale le verifiche informali sull’applicazione del fondo esuberi interbancario.
Secondo le ultime cifre circolate i dipendenti disposti a farsi da parte tra pensionamenti e prepensionamenti sarebbero circa 1.600 persone. All’appello ne mancherebbero dunque circa 400 per raggiungere quota 2000, cifra peraltro ben lontana da quelle 4mila che erano state ipotizzate in un primo tempo.
La prima verifica formale del flusso di esuberi si avrà a fine marzo, a ridosso della presentazione del piano industriale, previsto per aprile. I timori maggiori dei sindacati riguardano i dipendenti che gravitano su tre direzioni generali: quella dell’ex Banco di Napoli nel capoluogo campano, quella di Torino e quella di Milano.