Intesa Sanpaolo, la Borsa premia il piano

L’ad Passera: pronti ad acquisti mirati. Più forti nei fondi

da Milano

Liberare 3-4 miliardi dal portafoglio delle partecipazioni per favorire lo sviluppo di Intesa Sanpaolo che, oltre a fare di Carifirenze il proprio fortino in Toscana, punta a piccole acquisizioni «mirate» e a crescere nell’industria del risparmio gestito oggi affidato a Eurizon. Piazza Affari premia le linee guida del piano industriale della superbanca (18 miliardi i dividendi complessivi al 2009) ribadite ieri alla comunità finanziaria dall’amministratore delegato Corrado Passera: malgrado la prudenza di Dresdner che considera esaurito l’appeal del titolo, Ca de’ Sass ha chiuso in rialzo del 1,58% a 5,97 euro probabilmente sulla scia dei 4,8 miliardi di cedole e dei giudizi positivi emessi da Citigroup e Ubs. Il gruppo non medita grandi acquisizioni e «parteciperà al consolidamento del mercato europeo più sulla base del prodotto che della rete» ha spiegato Passera che in ogni caso conta di ricavare altri mezzi freschi dai 10 miliardi immobilizzati a valore di carico nelle partecipazioni.
«Stiamo riguardando l’elenco e riteniamo che il 35-40% di questo denaro possa essere utilizzato in modo migliore», ha sostenuto il banchiere che considera «istituzionali» anche le quote detenute in Santander e Generali, con cui Intesa è tuttavia legata a doppio filo complice la joint venture nella bancassurance Intesa Vita. L’asset management sarà comunque tra i territori di espansione del gruppo: «Se tornassi indietro avrei mantenuto Fideuram quotata» si è rammaricato Passera che conta di rafforzare Ca de’ Sass nei Paesi esteri dove è già presente. Sul fronte «domestico», venerdì l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze riunirà invece il proprio comitato direttivo per decidere il futuro dell’istituto omonimo per cui Intesa ha avanzato una proposta «non vincolante» e dove non si attendono rilevanti ricadute Antitrust. Dettagli che questo pomeriggio promettono di tenere banco all’incontro con le 9 sigle sindacali previsto a Torino. Dove proseguirà ufficialmente la discussione per ricollocare o accompagnare alla pensione la forza in eccesso prevista nelle due sedi e nelle società prodotto. Punto fermo sul fronte sindacale pare comunque quello di arrivare a fine 2009 a un saldo pressoché neutro sul fronte occupazionale e prevedere per la «base» un sistema di incentivi agganciato allo sviluppo del piano industriale.
Dopo il ritiro dell’americana At&t, difficilmente potrà essere poi trascurato il riassetto di Telecom Italia di cui Passera ha confermato la disponibilità a ritirare una quota con un orizzonte «temporaneo». Il tutto secondo una filosofia di servizio al Paese simile a quella che ha portato anni fa all’intervento concertato su Fiat. Tornando a Ca de’ Sass, il gruppo non ha alcun piano di conversione delle azioni di risparmio mentre per l’ottimizzazione del capitale in eccesso, l’extra dividendo rimane la soluzione migliore. Anche perché, ha concluso Passera il buy back è reso poco «percorribile» dalla complessità delle procedure.