Intesa-Sanpaolo, passa di mano il 3,6% Fondazioni in manovra

da Milano

Si muovono gli azionisti di Intesa-Sanpaolo. Si muovono in continuazione e ieri hanno lasciato due tracce evidenti: la prima è il passaggio al mercato «dei blocchi» del 3,6% del capitale della Superbanca, ceduto, come per altro preannunciato, dal Credit Agricole. Operazione andata in porto a 5,8 euro per azione (in linea con il mercato, che è valsa all’Agricole una plusvalenza di 400 milioni) per un totale di 2,5 miliardi. La seconda è la performance del titolo in Borsa, che ha ieri chiuso in rialzo di quasi l’1% a 5,85 euro. Di per se non molto. Ma da 30 giorni a questa parte il balzo del titolo è stato di quasi l’8% e sempre sostenuto da forti volumi. Per questo l’intervento di mani forti è dato per scontato, anche perché i grandi soci sono effettivamente in manovra in vista della stesura dei patti.
Il pacchetto di azioni messo in vendita dalla banca verde è passato dai blocchi in due tranche: una di poco meno dell’1%, l’altra del rimanente 2,6%. Quindi è partita la caccia al compratore. Prime indiziate: le Fondazioni azioniste del gruppo bancario. Tra queste, la Compagnia di Sanpaolo è quella che è cresciuta di più dopo la fusione, passando dal 7 all’8%. L’operazione è appena stata conclusa, «ma ogni azione è stata acquistata sul mercato», dice una fonte vicina alla Compagnia. In ogni caso la Compagnia si ferma lì: l’8% era l’obiettivo dichiarato e ora raggiunto dal presidente dell’Ente, Franzo Grande Stevens.
Meno chiare sono le mosse di Cariplo, ferma al 4,7% e già pronta a salire al 5,8, rilevando da Cariparma l’1,1%. C’è chi giura, a Milano, che il suo presidente, Giuseppe Guzzetti, potrebbe voler crescere ancora, per non lasciare Torino troppo «sola al comando». Per cui non è escluso che almeno una parte della quota dell’Agricole possa essere finita a Milano. Anche perché dalla Fondazione non arrivano segnali che escludano alcuna ipotesi. Così come la quota più piccola potrebbe essere anche andata verso Cariparo, la Fondazione di Padova e Rovigo ferma al 4%, ma intenzionata a salire almeno a quota 4,7%.
Di certo le Fondazioni e qualcuno degli altri grandi soci hanno tutto l’interesse a posizionarsi al meglio in vista della stesura del patto di consultazione che prenderà forma di qui a fine mese. E il confronto si svolge su due livelli: uno tutto interno alle Fondazioni, dove c’è anche la Carisbo, titolare del 2,7, ma potenzialmente forte fino al 3,2 per effetto di strumenti derivati. L’altro è il piano generale, nel quale le Fondazioni si presentano forti del 21-22. Ma se Cariplo avesse arrotondato ulteriormente, la forza degli enti potrebbe essere salita fino a sfiorare il 24 per cento.