Intesa Sanpaolo, il Santander lascia

Fondazioni in manovra: la Compagnia va verso l’8%, le voci su Cariplo

da Milano

Il Santander inizia la ritirata da Intesa Sanpaolo, dove l’Ente di Franzo Grande Stevens starebbe però per completare la conquista dell’8 per cento. Dopo il fallimento del tiro alla fune sul concambio, il disimpegno degli spagnoli era nell’aria ma ieri Madrid ha ufficializzato alla Cnmv (l’equivalente iberico della Consob) la cessione del 4,8% di Piazza San Carlo. Si tratta di un pacchetto da 1,59 miliardi che ha portato 700 milioni di plusvalenza nelle casse di Emilio Botin, cui rimane il restante 3,6% del Sanpaolo e quindi l’1,7% della superbanca. Madrid sembra aver alleggerito la propria posizione anche in vista della seconda cessione di sportelli imposta dall’Antitrust a Intesa Sanpaolo, ma a catturare l’attenzione delle sale operative è stata in primo luogo la destinazione finale del pacchetto ceduto.
La scommessa è che tutto si sia giocato all’interno degli altri soci, con prima indiziata la Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti (4,68% la quota ufficiale) che nelle scorse settimane aveva manifestato qualche desiderio «espansionistico». Progetti cui aveva detto di essere pronto a rispondere Grande Stevens che, sebbene non coinvolto nella vendita del Santander, avrebbe ormai portato la Compagnia di San Paolo al 7,6% della superbanca (6,99% la quota finora dichiarata) con l’obiettivo di arrivare all’8 per cento. Una volta che l’Agricole si sarà diluito sotto il 5%, l’Ente torinese diverrà quindi il primo socio del gruppo distanziando sia Generali (5%) sia Cariplo.
Da qui le voci sulla contromossa di Guzzetti che hanno tenuto banco in Borsa dove, complice il maggior peso che avrà il gruppo nell’indice di settore, Intesa ha guadagnato il 4,6% a 5,85 euro e Sanpaolo l’1,5% a 17,6 euro. Per quest’ultimo si è trattato dell’addio al listino visto che il 2 gennaio Intesa Sanpaolo debutterà anche in Piazza Affari: l’atto di fusione è stato iscritto ieri nel registro delle imprese di Torino e Milano.
Malgrado la dieta imposta dall’Antitrust, il gruppo ha confermato gli obiettivi del piano industriale (7 miliardi l’utile al 2009) ma l’attenzione resta concentrata sulla mattinata di martedì. Quando Giovanni Bazoli presiederà nella sede di Ca’ de Sass la prima riunione del consiglio di sorveglianza chiamato a ufficializzare la rosa del comitato di gestione e la prima linea del management. Sarà il redde rationem della mappa del potere all’interno della superbanca, dove a tenere le redini operative sarà comunque l’ad Corrado Passera.