Intesa-Sanpaolo: spunta Zaleski con il 2% di Torino

Il finanziere: «È un investimento stabile». Assenso unanime della Compagnia alla fusione. Zich in pole per la vicepresidenza

Massimo Restelli

da Milano

Dopo Siena, Torino: a quattro giorni dall’annunciato matrimonio con Banca Intesa, Romain Zaleski accumula il 2,035% di Sanpaolo affiancandolo agli impegni storici in Intesa (1,5%), Generali (2,2%) e Banca Lombarda (5%). Partecipazioni definite «stabili» e strategiche dallo stesso finanziere franco-polacco che se da un lato, dopo aver spinto il Grand tour fino al Monte Paschi conferma di riporre fiducia nelle prospettive del credito nazionale, dall’altro è sembrato lanciare un segnale al Santander in vista delle assemblee straordinarie di venerdì.
Zaleski, legato a doppio filo al presidente di Intesa Giovanni Bazoli, rafforza il fronte favorevole alla fusione che peraltro ieri ha incassato l’assenso unanime della Compagnia di Sanpaolo. Ad annunciarlo, al termine di un confronto di vertice, è stato il presidente Franzo Grande Stevens sottolineando come non «ci siano problemi di compatibilità» per la poltrona riservata nel consiglio di sorveglianza nella nuova superbanca all’uomo forte delle Generali, Antoine Bernheim. Oggetto del contendere in seno all’Ente è stata anche la posizione dell’amministratore delegato Alfonso Iozzo, inizialmente destinato come Bernheim alla vicepresidenza di Intesa-Sanpaolo, ma poi investito dal governo della guida della Cassa Depositi e Prestiti. Nomina che, malgrado resti da capire se Iozzo resterà nel board, ha riaperto i giochi torinesi.
La lista dei consiglieri non può essere cambiata ma, complici gli intrecci tra Cdp e Poste Italiane, l’esito dopo l’assise dovrebbe essere un avvicendamento tra il banchiere e l’ex rettore del Politecnico Rodolfo Zich. La Compagnia ha intanto ceduto alle pressioni della città chiedendo a Credit Suisse di valutare la «congruità» del concambio con Intesa (in gergo tecnico fairness opion). Malgrado non sia il terzo advisor reclamato da alcuni soci, appare una spia dei malumori attorno a Piazza San Carlo (che oggi convoca il comitato esecutivo). A partire da Madrid, che sta cercando di coagulare i grandi fondi di investimento per spuntare una buona uscita più ricca.
Obiettivo reso più arduo dall’uscita allo scoperto della Carlo Tassara di Zaleski, tanto che Intesa e Sanpaolo hanno ceduto rispettivamente l’1,76% e il 2,25% per un concambio implicito di 3,119 titoli contro uno (3,115 quello fissato dai cda a fine agosto). Ma con Zaleski è aumentato anche il peso della «squadra» raccolta da Bazoli attorno a Mittel. Soprattutto dopo che le nozze Bpu-Lombarda, promosse da Zaleski, hanno messo al sicuro all’interno di una grande popolare un’altra quota di Intesa.