Intesa-Sanpaolo, la strettoia di Torino e il nodo advisor

Massimo Restelli

da Milano

Nominare nuovi consulenti e gettare un ponte tra i grandi soci del Sanpaolo per ottenere una revisione delle «condizioni» del matrimonio con Banca Intesa. Dopo giorni di malumori sotterranei, il nodo del concambio sarà questa mattina sul tavolo della Compagnia di Sanpaolo, il cui comitato di gestione ascolterà il resoconto del trio di vertice di Piazza San Carlo. Un passaggio che, malgrado i cda delle due banche abbiano approvato all’«unanimità» la fusione, promette di rivelarsi molto impegnativo per il presidente Enrico Salza, l’ad Alfonso Iozzo e il direttore generale Pietro Modiano. Soprattutto se al malcontento già espresso dal vicepresidente Carlo Callieri si sommerà, come è probabile, quello degli enti locali piemontesi.
L’esito dovrebbe essere la nomina di un advisor, quasi certamente Rothschild, così da avere un parere terzo sugli asset delle due banche e fare quadrato con Carisbo e Cariparo, le altre fondazioni azioniste del Sanpaolo. Tanto che è probabile che i tre Enti creino a breve una task force firmando un mandato congiunto a Rothschild e Mediobanca. Soprattutto se non avrà successo il pressing avviato da alcuni azionisti per convincere Salza a coinvolgere Piazzetta Cuccia nel lavoro svolto da Citigroup.
Il banchiere, finora, ha difeso le proprie scelte, ma a fare discutere è la stessa valutazione riconosciuta al Sanpaolo, soprattutto rispetto alle prospettive del piano industriale predisposto da Modiano. Ragionamenti simili a quelli emersi nel board che ha sancito la fusione con Intesa. A partire dagli spagnoli del Santander che avrebbero chiesto di verbalizzare un intervento scritto molto critico sia sul concambio sia sulla governance. Cui si sono aggiunti quanti vorrebbero confrontare i toni del consiglio con quello delle successive comunicazioni al mercato.
Dopo che il numero uno in pectore della nuova «superbanca», Corrado Passera, ha evidenziato di considerare «corretto» il concambio, ieri il premier Romano Prodi è tornato a benedire il matrimonio giudicandolo «una grande operazione per due banche che prima erano a rischio scalata». In mancanza di un ritocco o di una contropartita per le fondazioni e il Santander in termini di superdividendo, potrebbe però complicarsi lo stesso svolgimento dell’assemblea che dovrà accettare l’integrazione con Ca’ de Sass. Dal punto di vista industriale, Iozzo si è speso a favore della convivenza nel nuovo gruppo di Eurizon (la controllata dove Torino ha concentrato il business bancassicurativo e quello del risparmio gestito) e di Intesa Vita (la joint venture tra Generali e il gruppo di Giovanni Bazoli). Da chiarire rimangono però le modalità di un’eventuale fusione delle due società visti i limiti Antitrust, le promesse dell’ad Mario Greco ai promotori di Eurizon di mantenere lo status quo e il desiderio di Trieste (cui farà capo il 5% di San-Intesa) di conservare inalterato il proprio peso nella joint venture. La contropartita dell’Agricole dovrebbe, invece, essere gran parte degli sportelli in eccesso (fino a 600 la stima) che il nuovo aggregato dovrà dismettere, anche se non manca l’interesse potenziale di altri concorrenti come Capitalia, Unicredit o Banca Lombarda.