Intesa Sanpaolo verso quota 8.000 esuberi

Per il 2007, dopo la fusione, fonti sindacali parlano di altri 4.000 tagli

Angelo Allegri

da Milano

Intesa Sanpaolo e sindacati stringono i tempi sugli esuberi della nuova superbanca. Ad aprire le danze è stato il Sanpaolo, con una lunga non stop svoltasi nello scorso week end tra azienda e rappresentanti dei lavoratori. Ora è ormai imminente l’avvio ufficiale della trattativa con Intesa. Da una parte le direzioni generali delle due banche con la regia di Francesco Micheli, responsabile della direzione Risorse umane e Organizzazione di Banca Intesa, manager considerato vicinissimo a Corrado Passera (era con lui anche alle Poste) e destinato a diventare il numero uno per personale e politiche sindacali del nuovo gruppo. Dall’altra una specie di parlamentino formato da tutte (e pare sia la prima volta) le principali sigle del settore: dagli autonomi della Fabi, ai confederali di Fiba, Fisac e Uilca fino a Dircredit, Sinfub, Dircredit, e Ugl Credito. I tempi del negoziato dovranno per essere, almeno in prima battuta, necessariamente brevi. La scadenza del primo gennaio, data di nascita ufficiale della nuova superbanca, è ormai vicina e sia Banca Intesa sia Sanpaolo, che formalmente conducono due negoziati separati, hanno già chiarito di voler arrivare alla fusione avendo risolto il problema del personale. La materia del contendere sarà l’applicazione del fondo esuberi per i bancari (formalmente: Fondo di solidarietà per il personale del credito) ai due istituti.
Il fondo, pagato dalle banche e dai lavoratori, è una specie di cassa integrazione e interviene in caso di eccedenza di personale. A poter usufruirne sono i dipendenti che hanno compiuto 54 anni e che hanno almeno 30 anni di contributi che possono essere accompagnati alla pensione (con il 60-70% dello stipendio) per un massimo di cinque anni. I potenziali destinatari sono circa 1.600 in Banca Intesa e 1.800 al Sanpaolo. L’obiettivo dei vertici della nuova superbanca è quello di fare bottino pieno anche se è stato escluso che si procederà a decisioni unilaterali e tutto avverrà su base volontaria. Ai «prepensionati» si aggiungerebbero poi circa 600 persone nei due istituti che maturano senza aiuti il diritto alla pensione entro il 31 dicembre. Intesa Sanpaolo si presenterebbe così ai nastri di partenza più leggera di circa 4mila persone. Il problema maggiore per il momento emerso è la diversità degli incentivi offerti per aderire su base volontaria: ai dipendenti del Sanpaolo, sulla base di un vecchio accordo aziendale, è stata proposta un’annualità di stipendio, a quelli di Intesa un solo mese. Una disparità che rende difficile un accordo e che verrà probabilmente risolta parificando i due trattamenti su un valore medio.
La partita più dura si giocherà però a fine primavera. Per quel periodo è prevista la presentazione del piano industriale del nuovo istituto con l’indicazione di altri esuberi. Per questa fase, che prevedibilmente riguarderà soprattutto i dipendenti delle direzioni generali, dei diversi centri di elaborazione dati e in misura minore gli sportelli, non sono state fatte, come ovvio cifre ufficiali.
A livello sindacale si parla però di una richiesta di riduzione che interesserà circa 4.000 persone. In tutto il personale in eccesso dovrebbe essere, secondo le prime stime, pari a circa 7.500 dipendenti, poco meno del 7% del personale della nuova banca.