Intesa in Sicilia? Berlusconi: spero di sì ma nella chiarezza

Fini: «Accordo vicino con Lombardo». Ma gli autonomisti prendono tempo

da Roma

Trattative serrate per compromessi obbligati. Il Popolo della libertà continua a lavorare duramente per sciogliere gli ultimi intricati nodi in vista della presentazione delle liste elettorali. Ma tanto in Sicilia quanto a Roma manca ancora la fumata bianca e la definizione delle alleanze e dei candidati.
I riflettori sono puntati soprattutto sulla questione siciliana. Per il momento tra il Pdl e l’Mpa di Raffaele Lombardo l’accordo non è stato ancora chiuso e da più parti si parla di «una situazione di stallo». «Spero che in Sicilia si trovi un’intesa» commenta Silvio Berlusconi «ma nella chiarezza di tutte le posizioni, in modo che sia tutto comprensibile agli elettori». Più ottimista Gianfranco Fini per il quale «l’accordo è in dirittura d’arrivo. Il mio auspicio e che il candidato presidente sia l’onorevole Lombardo sul quale può esserci, senza alcuna incoerenza, la convergenza non solo del Pdl ma anche dell’Udc». Ma questa certezza contrasta con l’andamento di una giornata segnata da continui stop and go, in cui a più riprese si è rischiata la rottura definitiva della trattativa con l’uomo che viene considerato decisivo per assicurarsi la vittoria alla Regione Sicilia (dove si voterà come per le politiche il 13 e il 14 aprile) e mettere le mani sul ricco premio di maggioranza che l’isola regala al Senato. Il tutto attraverso la creazione di una nuova Lega Sud che dovrebbe conciliare dietro le sue bandiere Udc e Forza Italia.
Sulla strada dell’accordo pesa come un macigno la posizione di Gianfranco Miccichè. Neppure il lungo colloquio di ieri mattina con Silvio Berlusconi è servito a dissuadere l’esponente siciliano di Forza Italia. «La mia candidatura non è ritirata e le condizioni perché ciò possa accadere non mi sembrano vicinissime», dice Miccichè lasciando Palazzo Grazioli dove per tutto il giorno sono andati avanti gli incontri. A via del Plebiscito si sono presentati il leghista Roberto Calderoli, Altero Matteoli per Alleanza nazionale, il coordinatore siciliano di Forza Italia, Angelino Alfano. E poi il sindaco azzurro di Catania, Umberto Scapagnini, vero ufficiale di collegamento tra Berlusconi e Lombardo. La situazione «è delicatissima», ma l’accordo è «sostanzialmente fatto». Scapagnini però è più prudente sui tempi. Ci vorranno almeno un paio di giorni per definire tutti i dettagli. Il piano prevede una lista del Centro-sud collegata al Pdl alla quale si alleerebbe anche Totò Cuffaro, leader Udc in Sicilia. Quindi un patto territoriale sia alle politiche sia alle amministrative, tra Lombardo e Cuffaro osteggiato, però, al momento da Miccichè che in serata ribadisce: «Io non mollo».
Se la partita siciliana resta complessa, a Roma il centrodestra continua a discutere per trovare un candidato da opporre a Francesco Rutelli nella corsa al Campidoglio. Giuliano Ferrara, con una lettera indirizzata a Gianfranco Fini, ha ufficialmente annunciato la sua uscita di scena. Il direttore del Foglio non parteciperà alla corsa per il Campidoglio non avendo ottenuto l’apparentamento per la sua lista pro life. Con lui «è stato tutto chiaro fin dall’inizio», chiosa Berlusconi. Per la partita romana, a questo punto, resta favorita Giorgia Meloni, la giovane vicepresidente della Camera che non ha ancora sciolto le sue personali riserve. Alcuni sondaggi la accreditano di un buon 35% di partenza e An sta valutando se puntare con convinzione su di lei oppure optare per soluzioni alternative tra i dirigenti di più lungo corso. Il suo nome, però, sembra stia accendendo forte entusiasmo tra i militanti. E questa pressione dal basso alla fine potrebbe pesare nella scelta. In ogni caso, fanno sapere dal Pdl, il verdetto definitivo non arriverà oltre la giornata di domani.