«Intesa speciale» tra il governo e la Chiesa

La Santa Sede apprezza l’equidistanza dell’Italia tra israeliani e palestinesi

Andrea Tornielli

da Roma

Trentaquattro minuti, un tempo considerevole. Un inusuale incontro a tre con Silvio Berlusconi che parla amichevolmente con il Papa sotto sguardo attento di Gianni Letta. Una visita caratterizzata da un clima amichevole per mandare un messaggio rassicurante alla Chiesa in un momento in cui è altissima la tensione politica e mediatica sulle presunte «ingerenze».
«Colloqui cordiali», li ha definiti il comunicato del vicedirettore della Sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini, nel corso dei quali «vi è stato uno scambio di opinioni sui problemi bilaterali fra Stato e Chiesa in Italia ed è stata riaffermata la comune volontà di collaborazione fra le parti, nel solco dei Patti Lateranensi». «La visita del capo del governo italiano – si legge ancora nella dichiarazione – ha poi permesso alcune reciproche informazioni sull’attuale situazione internazionale».
Qualcosa di più viene detto nel comunicato di Palazzo Chigi, che mette in rilievo la lunghezza dei colloqui e, com’era prevedibile, ci tiene a sottolineare la «particolare sintonia» tra il capo del governo italiano e la Santa Sede. Per quanto riguarda l’incontro con il segretario di Stato Angelo Sodano, seguito all’udienza con il Pontefice, la nota di Palazzo Chigi mette in luce che «l’esame dei principali temi internazionali ha inoltre confermato la speciale convergenza tra gli indirizzi dell’Italia e gli obiettivi morali e religiosi della Chiesa cattolica nel mondo».
Silvio Berlusconi e il suo seguito sono rimasti Oltretevere per un’ora a mezzo e la visita, che non era di Stato ma nemmeno privata e dunque aveva le caratteristiche dell’ufficiali-tà, è servita al premier per spiegare alle autorità vaticane che i Patti e il Concordato non sono in discussione, nonostante le polemiche ormai quotidiane su questo tema.
Il corteo presidenziale è arrivato in via della Conciliazione alle 10.45 ed è stato accolto da un drappello di dodici guardie svizzere nel cortile di San Damaso. Dopo gli inni, il prefetto della Casa Pontificia, l’americano James Harvey, ha scortato il premier verso l’appartamento di rappresentanza del Pontefice. Berlusconi non tradiva particolari emozioni e sembrava a suo agio tra le alabarde e i gentiluomini di Sua Santità nei loro frac neri. Quello avvenuto ieri con Papa Ratzinger non è il primo incontro: il presidente del Consiglio, accompagnato dalla moglie Veronica Lario e dal figlio Luigi, aveva avuto modo di salutare brevemente Benedetto XVI al termine della messa d’inizio del pontificato, lo scorso aprile. Ieri, l’assenza dei familiari, ha sottolineato il carattere più politico e ufficiale della visita.
Nei quasi cinque anni di governo, il Cavaliere aveva già incontrato in due occasioni Giovanni Paolo II, affrontando la prima volta i temi della famiglia, della parità scolastica e dell’Europa, la seconda volta soprattutto l’evolversi della guerra in Irak. Durante quest’ultimo incontro, avvenuto a tavola, era presente anche il sottosegretario Letta, che continua a curare i rapporti di Palazzo Chigi con le autorità ecclesiastiche vaticane e italiane, e che ieri è stato ammesso al colloquio privato.
A Benedetto XVI, oltre alla difesa della famiglia e della vita, e alla valorizzazione delle radici cristiane dell’Europa come elemento identitario comune, sta particolarmente a cuore in questo momento che non si inneschi alcuna «guerra di religione» tra laici e cattolici nel Paese che ospita lo Stato della Città del Vaticano. Durante l’incontro c’è stato anche uno scambio di vedute sulla crisi mediorientale, sulla difficile situazione irachena, sulla Cina e sull’emergenza per la fame in Africa. Ma c’è stato spazio anche per una battuta quando il Pontefice ha chiesto al Cavaliere se davvero il suo fosse il governo più longevo della storia della Repubblica. E Berlusconi, visibilmente soddisfatto, ha ammesso: «Sì, è la prima volta. Il record precedente era di tre anni».
Temi più strettamente tecnici sono stati invece quelli affrontati nel dialogo di Berlusconi con il Segretario di Stato Angelo Sodano. Tre sono gli aspetti ancora da attuare del Concordato che erano in agenda: l’assistenza spirituale negli ospedali, nei penitenziari e in alcuni corpi di polizia; il riconoscimento da parte dello Stato italiano dei titoli accademici ecclesiastici e, infine, i lavori della commissione paritetica sorta all’epoca del caso del cardinale Giordano e relativa alla giurisdizione della magistratura italiana nelle vicende che toccano la Chiesa.