Intesa sulla rotta del Milione, approdo in Cina

da Milano

Corrado Passera aggiunge il Milione tra i bilanci di Intesa Sanpaolo che acquista il 19,9% della cinese Qingdao City Commercial bank (Qccb). Un passo da 135 milioni di dollari (34 centesimi per azione, pari a 2,2 volte il valore di libro) con cui Ca de’ Sass è diventata la prima banca italiana ad aver perfezionato un investimento diretto nel Paese asiatico, dove è già forte il presidio di colossi del credito mondiale come Citigroup o Hong Kong and Shanghai Bank.
Nella storia di Intesa c’è, tramite la ex Comit, l’esperienza maturata dagli anni Ottanta a Pechino, Hong Kong e Shanghai ma a convincere Passera a percorrere la «Via della seta» potrebbe essere stato anche l’esempio di Generali: il colosso assicurativo triestino, grande azionista di Ca de’ Sass, che in pochi anni ha raggiunto una forte presenza nel paese asiatico nel ramo vita e sotto la guida di Sergio Balbinot si sta espandendo in quello dei danni. Senza contare l’asse industriale costruito a febbraio dalla controllata Eurizon con l’acquisto del 19,9% di Union Life, un’altra compagnia assicurativa della Grande Muraglia.
Quanto ai dettagli finanziari Intesa Sanpaolo entrerà nel libro soci di Qindao (3,8 milioni di dollari l’utile del 2006 a fronte di 1,8 miliardi di impieghi, 3 miliardi di attivo e 39 filiali), che prende il proprio nome dall’omonimo centro industriale situato sulla costa settentrionale cinese, tramite un aumento di capitale. Gli altri grandi soci sono il conglomerato pubblico Haier (cui fa capo il pacchetto di maggioranza) e il governo municipale della metropoli.
L’accordo è stato firmato ieri, alla presenza delle autorità, dal responsabile delle banche estere di Intesa Sanpaolo, Giovanni Boccolini. Il top manager, dopo aver individuato in Haier «un solido partner industriale», ha aggiunto come Milano intenda preservare «lo stretto rapporto con il territorio» di Qccb.
Dopo l’Est Europa, l’Egitto e la Russia, Intesa aggiunge così un presidio in Cina alla propria cartina internazionale. Trovando posto, malgrado il governo non permetta di salire oltre il 20% del capitale, in uno dei mercati più promettenti: secondo uno studio della Banca del Popolo della Cina, l’equivalente di Bankitalia, da gennaio a maggio i profitti degli istituti stranieri presenti nel Paese sono cresciuti del 43% rispetto a un anno prima. Forse anche grazie all’alta propensione al risparmio della popolazione che secondo alcune stime internazionale traducono in deposito il 20% del proprio reddito (40% secondo alcuni calcoli cinesi).