Intimo, biancheria e camicie gay Ecco la moda Pitti tra le lenzuola

Daniela Fedi

da Firenze

È meglio un uomo a metà o l'uomo al quadrato? La virilità non è qualcosa che si può dimezzare indossando un pullover rosa e moltiplicare per se stessa grazie a un giubbotto da picchiatore. L'hanno dimostrato con simpatica naturalezza i giocatori della Rari Nantes Florentia che ieri a Firenze hanno sfilato per Loretta Caponi, prezioso marchio di biancheria per la casa, camicie da notte, pigiami e vestaglie che da oltre 40 anni firma i corredi più belli del mondo. Tra i suoi capolavori ricamati ci sono le lenzuola della prima notte di nozze di Carlo e Diana, l'abito da battesimo dell'ultimogenito di Madonna e canotte di pizzo che non possono costare meno di 1500 euro l'una essendo fatte interamente a mano con un lavoro a dir poco certosino. Disinvolti perfino con il «camicio» da notte impreziosito dallo jabot, i fustacchioni della squadra di pallanuoto fiorentina erano perfettamente credibili come principi azzurri delle deliziose fanciulle di buona famiglia che li hanno accompagnati in passerella a loro volta vestite di solo intimo.
Per altro al 69simo pitti in corso a Firenze fino a domani si sono viste anche le camicie per le nozze gay con l'asola ricamata a forma di cuore (Harry & Sons) e le stupende pantofole da sera con un'applicazione di vernice o alligatore sul camoscio dall'inequivocabile forma fallica presentate da Carlo Alberto Pregnolato nell'ambito di Pitti Rooms, mirabile sezione del salone allestita stavolta all'interno della Harold Acton Library. Più tranquille le proposte di Truzzi, premiata camiceria milanese comprata dal Gruppo Saitt di San Marino e quelle di Alain Mikli, firma notissima nel mondo dell'occhialeria che adesso produce anche camicie maschili costruendo il collo con una tecnologia usata nel mondo degli occhiali.
Quanto alle scarpe quelle di Silvano Lattanzi sono uniche al mondo e infatti piacciono a un presidente potentissimo, ricchissimo e notissimo ma di cui lo stilista non rivela il nome «perché - dice - se un cliente ne ordina nove paia alla volta e paga senza battere ciglio 74 mila euro, ha diritto alla mia discrezione». Dello stesso parere è Stefano Ricci che potrebbe scrivere la guida telefonica delle celebrità mondiali visto che tra i suoi clienti ci sono personaggi in grado di sfoggiare un pullover di cashmere doppiato in visone dal prezzo astronomico (45 mila Euro) e un'incredibile catena d'oro bianco con 360 brillanti per un totale di 24 carati (60 mila).
Certo il più discreto di tutti a questo Pitti e nella moda in generale è Martin Margiela, geniale stilista belga di cui pochi intimi conoscono il volto e la voce, mentre tutti gli addetti ai lavori dell'eleganza ne riconoscono il talento. «Martin esiste, parla e lavora come tutti, ma pensa che la moda sia un processo collaborativo di tante creatività in cui non deve comparire tanto l'individuo quanto il risultato di un buon lavoro di gruppo», ha detto Patrick Scallon, portavoce della Maison fondata da Margiela nel 1988 e oggi controllata da Renzo Rosso con un regime che tutti definiscono di mutuo rispetto. Oltre ad aver organizzato una serie di siparietti all'interno del salone, la griffe ha presentato la collezione uomo con la stessa sapiente orchestrazione tra assenza e presenza scandita da un uso quasi ossessivo del colore bianco. Così negli smisurati spazi della medicea Fortezza da Basso fanno bella mostra di sé ben 18 punti d'attrazione e ristoro firmati Margiela, tutti candidi a cominciare dalla mongolfiera nella piazza centrale per finire con la macchina acchiappa-peluche poco lontana dall'ufficio stampa. Al posto della sfilata ieri sera si è svolto un aperitivo nell'edificio littorio del teatro delle Cascine con 20 modelli biancovestiti confusi tra il pubblico su cui nel finale è caduta una pioggia di coriandoli e stelle filanti di cui è superfluo citare il colore.
Certo per orientarsi nella marea di proposte in scena a Firenze ci vorrebbe un navigatore multifunzione, con schermo da 3,5 pollici e traduttore a 5 lingue come quello inserito nella Nav Racket di Preview Milano, griffe che ha firmato i giacconi indossati da Bono nell'ultimo tour degli U2. I più freddolosi potrebbero trovare conforto nel «Parka work» di Blauer (marchio che in America da 4 generazioni fabbrica le divise di ranger e poliziotti) realizzato in taslan, materiale che mantiene la temperatura corporea sui 37 gradi anche se fuori dalla giacca infuriano i meno 30.
Dalle divise alla moda il passo è breve ma vincente a giudicare da quel che si è visto nello stand di Facis. Il celebre marchio delle 84 taglie è stato infatti acquistato dalla famiglia Bucalo che controlla tra l'altro la Mediconf, azienda fornitrice della pubblica amministrazione italiana: dalle tute da combattimento dei nostri soldati alle divise dei vigili. Un capo per tutti? La giacca-cappotto. Costa al pubblico 300 euro e in un solo capo racchiude due funzioni indispensabili per il guardaroba di qualunque tipo d'uomo.