«Intitoliamo alle donne vie e piazze»

Luciana Caglio

Strade intitolate alle donne: è la nuova rivendicazione femminista. O meglio, post-femminista. Lanciata dall’Associazione Archivi Riuniti Donne Ticino (Aardt), la proposta conferma, infatti, l’allargamento di obiettivi nella lotta per la parità. Dalle rivendicazioni sociali e salariali, l’impegno si sta spostando verso rivendicazioni d’ordine morale e culturale. Il riconoscimento insomma dei valori della presenza femminile nella storia del Paese. Di cui proprio le targhe delle strade e delle piazze rappresentano un flagrante indizio di oblio: si contano sulle dita di una mano i nomi di donne, sommersi dalla stragrande maggioranza di uomini più o meno illustri. «Non si tratta di fare il processo al passato - dichiara Renata Raggi Scala, presidente dell’Aardt - ma di colmare una lacuna, come, del resto, è già avvenuto a Zurigo, Basilea, Berna, Coira, e in Italia a San Donà del Piave. Da qui il nostro progetto “Tracce di donne”, destinato alle autorità di tutti i Comuni del Cantone per sollecitarle a intestare vie, piazze, sentieri, centri pubblici a personalità femminili». Il momento, del resto, è ben scelto. In seguito alle aggregazioni comunali, molti municipi devono rivedere la toponomastica per evitare doppioni nella stessa località. In quest’operazione i nomi di donne potranno finalmente trovare spazio. Ma chi sono queste possibili candidate? L’elenco, elaborato grazie al materiale raccolto in anni di ricerche, propone una cinquantina di nominativi. Si tratta, per lo più, di maestre, educatrici, pedagogiste, infermiere, laiche e religiose, che, anticipando lo stato sociale, gettarono le basi dell’apparato assistenziale nel Cantone. Alcune si distinsero anche oltre confine. È il caso di Maria Boschetti Alberti, montessoriana, considerata fra le maggiori educatrici europee. E di Erminia Macerati, specialista di economia domestica, autrice di testi, apprezzati in Italia. Nel dopoguerra, a Ferrara e a Rimini, operò Felicina Colombo, invitata dall’Unesco per riorganizzare le scuole mentre, nel 1980, Milano premiò con l’Ambrogino d’oro la luganese Maria Luisa Albrizzi. Ma non saranno tutte necessariamente ticinesi, le donne prescelte per la targa. Vi figurano pure Federica Spitzer, viennese, giunta a Lugano, dopo l’esperienza in un Lager nazista, e Ada Prosperi Gobetti, moglie di Piero Gobetti, originaria di Malvaglia e poi figura di spicco della Resistenza italiana.