Intorno alla «Barcaccia» i turisti sono sotto assedio

Cingalesi e rom sono presenti in massa e ogni giorno più molesti. E chi ha il compito di controllarli preferisce far finta di niente

Marco Morello

Ci sono tre umanità ben distinte a piazza di Spagna. Una curiosa, attenta, sorridente, che per la prima volta si perde nelle sue bellezze. Un’altra più frettolosa, che sembra non farci più caso, che al massimo butta un occhio distratto mentre corre al lavoro. E poi c’è l’ultima, la peggiore, una presenza soffocante, esponenziale, che stride e disturba. Un’umanità che ha trasformato uno dei luoghi più affascinanti di Roma in un mercato a cielo aperto, in un lazzaretto in cui i monatti, coloro i quali dovrebbero provvedere a vigilare sulla situazione, sono cronicamente assenti.
Basta fermarsi per qualche minuto nei pressi della «Barcaccia», o confondersi procedendo lenti in mezzo alla folla, e si assiste a una scena che lascia senza parole, di cui spesso si diventa succubi. I turisti sono continuamente disturbati, inseguiti e molestati da «venditori» di tutte le categorie. I più tenaci rimangono sicuramente i cingalesi «fiorai». Mazzi di rose alla mano sembrano programmati con un software stupidissimo: per loro l’equazione «uomo-donna» si risolve nell’uguaglianza «cliente». Non contano differenze d’età o eventuali vincoli di parentela: se sei con una donna devi comprarle la rosa. Gli abusivi sono tantissimi, e nemmeno tanto intelligenti da dividersi gli spazi. Li affollano tutti, li occupano come parassiti impazziti e affamati: e la loro strategia che persegue l’esasperazione alla fine paga. Basta guardare la scalinata: chi è fermo a riposarsi sfoggia in bella mostra il suo acquisto, trasformato in un obolo da pagare, un viatico coatto per “rifiatare”. Non sempre sufficiente però, perché l’amore non ha confini, e quindi che sarà mai comprare quindici rose? E che dire del disturbatore in costume da centurione che brandisce molesto la sua spada davanti agli occhi, più in segno di minaccia che di attrattiva, finché non ottiene cinque euro per una imperdibile foto?
E meno male che c’è chi pensa ai bambini. Eccoli: divisa d’ordinanza, camicia fuori dai pantaloni, sacchetto blu scuro per nascondere ad arte un contenuto fin troppo prevedibile, aggeggio rumoroso sparabolle in mano. Basta individuare una preda adatta e subito gli si riempie la faccia di sapone. Nel giro di un secondo, poi, gli si mette in mano il nuovo aggeggio del desiderio. Ne deriva un «me lo compri papà» babelico con conseguente apertura di portafoglio. Solo gli incauti possono però pensare che non dovranno più ritirarlo fuori: tocca frugarsi di nuovo nelle tasche per soddisfare le richieste del romeno con neonato in braccio che ti tampina recitando una litania ipnotica su pannolini e latte in polvere e che poi, non visto, abbandona indifferente il figlio su un bidone della spazzatura per riposare le braccia stanche. Meglio comunque gli oboli manifesti che quelli ottenuti con violenza, i furti dei piccoli ladri che emergono dai tunnel della metropolitana in cerca di miglior fortuna e la trovano sottraendo denaro e documenti al malcapitato di turno, dopo appostamenti studiati o casuali arrembaggi.
E la notte, mentre una brezza leggera culla la piazza, arrivano gli extracomunitari che vendono un ufo luminoso che si libra in aria e torna giù di botto. E che spesso finisce sulla testa di un turista. E il venditore, non pago, gliene propone l’acquisto con una faccia di bronzo che si commenta da sola. Ma non basta, perché ci sono quelli che smerciano la birra in lattina, e ripassano ogni due minuti finché non ti costringono a berla anche se non ti va e ti devi proprio ubriacare o alzarti e cambiare aria, e molti altri che, a negozi chiusi, smerciano di tutto sui marciapiedi di via dei Condotti, da cinture a occhiali da sole, tutto rigorosamente falso. E i controlli? Una pattuglia della polizia staziona in piazza Mignanelli sotto l’obelisco, troppo lontano per incutere qualsiasi forma di timore. Una pattuglia della Guardia di Finanza si ferma davanti a Missoni, dà un’occhiata in giro e schizza via. E i vigili? Se ne vede uno all’ora, impegnato a chiedere ai ragazzi americani e tedeschi di rimettersi la maglietta. Non è decoroso stare a torso nudo a piazza di Spagna. Ma non è una beffa parlare di decoro con tutto quello che succede sotto il loro naso? Fingono di non vederlo o girano a occhi chiusi per evitare grane? Da soli non possono fare miracoli, è vero, ma dai piani alti nemmeno un segnale di fumo.
L’ultima inquietante presenza che completa il quadro è quella del venditore di caldarroste. Nessuno lo schioda dal suo angolino a tre metri dalla «Barcaccia»: lui è sempre lì, giorno e notte, che propone imperterrito la sua merce, sempre la stessa, eternamente surgelata, eppure costosa oltre ogni senso della misura. Ma davvero esiste un mercato, davvero ci sono turisti così coraggiosi, pazzi per certo, che vogliono mangiare le caldarroste d’estate, stavolta almeno senza nessuno che glielo imponga? Misteri e aberrazioni di piazza di Spagna.