Intrecci mafia e politica, 42 arresti in Sicilia

Marianna Bartoccelli

da Roma

Quarantadue arresti per mafia e intrecci tra imprenditoria, mafia e politica. La retata portata avanti dalla Procura di Caltanissetta viene considerata dagli inquirenti un grosso passo avanti nel fare terra bruciata attorno al latitante Binnu Provenzano. A finire in galera sono il presidente del Consiglio comunale, Vincenzo Giannone di Riesi, il paese dell’entroterra siciliano più coinvolto nell’operazione «Odessa», e Giovanni Laurino, il referente siciliano della Calcestruzzi spa, l’azienda un tempo del boss Buscemi in società con l’imprenditore di Ravenna Raoul Gardini e oggi facente parte del gruppo Italcementi di Bergamo. Numerose le perquisizioni disposte subito nei diversi stabilimenti dell’azienda bergamasca che ieri ha comunicato di aver licenziato Laurino e di essere estranea a qualunque addebito. La Calcestruzzi è stata spesso citata nei «pizzini» del boss latitante Binnu Provenzano, che indicava ai suoi la necessità di utilizzare per i lavori e gli appalti proprio quell’azienda e nessun’altra. Coinvolto nell’inchiesta, ma questa volta come vittima, è anche l’imprenditore Zonin, che ormai da anni è diventato il principale produttore vinicolo della zona.
A muovere le fila del clan nisseno Pino Cammarata, capo mafia da tempo in galera e sottoposto al 41 bis. Secondo gli investigatori, il capoclan impartiva ordini ai suoi proprio dal carcere di Ascoli Piceno, attraverso il figlio. Per tutti le accuse vanno dall’associazione mafiosa all’omicidio, all’estorsione e al riciclaggio. Intanto a Palermo il processo sulle talpe è stato dedicato per intero alle intercettazioni tra gli imputati, il maresciallo Giorgio Riolo, l’ex-deputato regionale dell’Udc Antonio Borzacchelli, capitano dell’Arma, e il governatore Totò Cuffaro. E la giunta regionale presieduta da Salvatore Cuffaro ha deliberato di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di Bernardo Provenzano e gli altri 74 imputati.