«Intreccio corrotto tra giunte, coop e toghe rosse»

«Lascerò solo quando sarò certo che gli italiani hanno giudici imparziali»

Stefano Filippi

da Milano

Fiori alle signore, ai ragazzi berrettini con la scritta «Berlusconi presidente», magliette per i giovani del «Motore azzurro», sciarpe bianche ai reduci del Comitati civici del 1948, bandiere per tutti. A ciascuno il suo nel Mazda Palace traboccante di 12mila azzurri della Lombardia venuti a osannare Silvio Berlusconi che apre la campagna elettorale. Striscioni, foto con i telefonini, le canzoni di Forza Italia a tutto volume, l’inno di Mameli, applausi e cori da curva sud. «Mi state ridando la vita - esclama entusiasmato dal popolo azzurro -, questi sono gli spinelli che fuma il presidente del Consiglio! Il 9 aprile li sbaragliamo tutti».
Berlusconi appare in forma, parla quasi due ore filate punteggiando di barzellette e storielle l’elenco di bilanci e programmi. Sui presenti, ribattezzati «missionari di verità», scende l’investitura del Cavaliere: «È come se estraessi lo spadone e vi battessi sulla spalla destra (quella sinistra no, non ce la faccio...), uno per uno. Andate a raccontare a tutti le cose come stanno».
«Intrecci corrotti». Il premier torna ad affondare i colpi sulla magistratura. Ignora il presidente di Cassazione Nicola Marvulli che l’altro giorno aveva parlato di «delirio» («Risponderò in altro momento al giudice che ha insultato il presidente del Consiglio»), ma insiste sulla politicizzazione delle toghe. «Se c’è qualcosa di corrotto in Italia è l’intreccio di interessi inaccettabile tra magistratura rossa, giunte rosse, coop rosse, finanza rossa e Pci-Pds-Ds - tuona -. Il partito è sempre lo stesso, fatto dagli stessi uomini che vengono dalla scuola che ha corrotto le menti di troppi italiani. Siate certi che considererò finito il mio impegno in politica solo quando ogni cittadino avrà la garanzia di un giudice davvero imparziale. Cosa che oggi non esiste perché giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa confraternita, si danno del tu, lavorano negli stessi uffici, leggono la stessa Repubblica e la stessa Unità, l’uno aiuta l’altro nella carriera e decide sui provvedimenti disciplinari. L’avvocato dell’accusa deve avere la sua carriera. E se va a parlare con il giudice, prenda appuntamento come il legale della difesa e si presenti con il cappello in mano».
«Mi hanno imbavagliato». Berlusconi cita un sondaggio poco noto del mese scorso: «Solo il 16 per cento degli italiani era convinto che avessimo mantenuto gli impegni. Non avevamo fatto i conti con un’opposizione che ribalta professionalmente la realtà, con l’85 per cento dei giornali dalla sua parte e le tv che parlano solo del teatrino della politica. Sono stato costretto ad andare in tv e radio a spiegare il nostro operato, non l’avevo mai fatto perché per quattro anni ho pensato soltanto a lavorare. Oggi oltre il 50 per cento degli italiani è consapevole del nostro buon governo. Ma negli ultimi 15 giorni sono stato imbavagliato. Sei radio hanno annullato le interviste che mi avevano chiesto dopo aver ricevuto messaggi neppure troppo velati su possibili conseguenze negative. Vespa aveva offerto a Prodi di andare a “Porta a porta” mercoledì e io giovedì: lui non ha accettato e la Rai ha annullato. Ora Prodi propone regole fumose per i faccia a faccia: ripete la storia di Bertoldo, che chiese di scegliere l’albero dove essere impiccato e sta girando ancora le foreste di mezzo mondo».
«Sanno solo tassare». Il giudizio sul «libro dei sogni» del centrosinistra è drastico. «Altro che serietà al governo - ha scandito citando uno degli slogan di Prodi -, loro sono l’inconcludenza, l’impotenza al governo. In cinque anni hanno introdotto l’eurotassa e l’Irap. Sanno soltanto assaltare le tasche del ceto medio e dei moderati. Hanno già detto che ripristineranno odiose imposte che abbiamo l’orgoglio di aver cancellato, come quella di successione. Vogliono ridurre il debito pubblico, accumulato negli anni del compromesso storico tra Dc e Pci, mettendo le mani sul patrimonio degli italiani. C’è da credergli, l’hanno già fatto con Amato nel ’92 e ora Rifondazione vuole requisire gli alloggi sfitti e la Sardegna tassa le seconde case. Il partito massimalista del no alle grandi opere e alla modernità paralizza la sinistra. Hanno una concezione marxista e statalista, noi invece siamo dalla parte della libertà. Il 9 aprile si scontreranno due opposte visioni dello Stato».
«Con noi Italia cambiata». Il premier dedica larga parte del suo discorso a riepilogare le 36 riforme che hanno trasformato il Paese: «In cinque anni abbiamo fatto più cose dei 56 governi che ci hanno preceduto», dice. Costituzione, sistema elettorale, federalismo, informatizzazione della pubblica amministrazione, infrastrutture, e poi nuovi codici e pensioni, scuola e ricerca, protezione civile e patente a punti, immigrazione ed energia. Raffiche di cifre: 51 miliardi di euro investiti nelle infrastrutture, calo della metà dei clandestini, 2.300 morti in meno sulle strade, 1.560.000 nuovi posti di lavoro. Il premier illustra con puntiglio anche l’azione in politica estera, che culminerà l’1 marzo nel discorso al Congresso americano: «Un onore fatto a me e a tutta l’Italia».
«L’opera da completare». «Nei prossimi cinque anni continueremo le cose iniziate», garantisce Berlusconi: lavoro, sicurezza, aiuto alla famiglia, scuola. Saranno costruite case popolari e residenze per universitari, verrà riproposta la legge Tremonti, gli straordinari saranno detassati e l’Iva si pagherà solo al momento dell’incasso. Niente code agli sportelli sanitari e una Carta oro per gli ultrasettantenni che non pagheranno canone Rai, treni, teatri, cinema, stadi. «Ecco l’unica, vera legge ad personam», dice il tre volte nonno Silvio. È il tripudio finale.