Gli intrighi di Concha Bonita la donna dai mille segreti

Successo a Prato della pièce di Arias che ha spopolato a Parigi

Enrico Groppali

Il palco è spoglio, tranne due altissime scale che si perdono in aria, dove si congiungono formando un terrazzo simile a un giardino pensile. Sotto, nove musicisti suonano le languide musiche di Nicola Piovani sullo sfondo di un argenteo sipario che luci sciabolanti tingono di fuoco e d'oro tramutandolo in un chilometrico manto tagliato su misura di una gigantesca soubrette. Quando d'improvviso un altro sipario, stavolta di velluto rosso, cala inesorabile sulla rutilante visione. Due attori, in veste di smaliziati conteur, il frenetico e suadente Gennaro Cannavacciuolo che inalbera una zazzera pel di carota e il magnetico e aitante Mauro Gioia dalla splendida voce tenorile, ci introducono alla saga di Concha Bonita, due parole che oltre a nominare la protagonista fanno da titolo allo show. I due fantastici imbonitori si lamentano delle capricciose pretese e delle assurde richieste della loro star intrattenendoci sui più svariati sistemi per sopprimerla. Ma a sventare il loro luttuoso contenzioso, ecco apparire lei, l'incredibile Alejandra Radano, che sembra un travestito ma non lo è anche se ne interpreta il ruolo con ammicchi malandrini e una verve da capogiro.
Perché Concha, parola spagnola che si riferisce alla seduzione femminile, prima di divenire una vedette era, guarda guarda, un uomo. Il quale, prima di approdare da Buenos Aires al music hall parigino, rese madre una pura fanciulla che, vent'anni dopo l'increscioso episodio, esige i suoi diritti in compagnia di mammà. Le due donne, la romantica Sandra Rumolino e la bambinaccia terribile di Sibilla Malara, vengono introdotte nell'harem di quel papà dimentico del proprio passato da una strega filettata d'ebano che inalbera due maschere con l'effigie della tremenda Grimilde di Biancaneve mentre, ogni volta che apre bocca, emette acuti degni di Yma Sumac. A confondere le acque provvede poi il fantasma virile della primadonna, il calciatore Pablo, che fa malinconiche irruzioni col suo pallone che non scalcia più. L’inatteso nucleo familiare si ricompone attorno a una Concha che, in funzione di ape regina, domina tutti come vuole Alfredo Arias, regista di questa surreale commedia sulla fatuità delle apparenze.

CONCHA BONITA - di Arias e De Ceccatty Compagnia della Luna e Ambra Jovinelli. Regia di Alfredo Arias. A Prato, dal 12 al 21 febbraio.