Intrighi e misteri: tornano le Casalinghe disperate

Da lunedì l’attesa seconda stagione della serie che svela la società Usa

Laura Rio

«Fermi! Non chiudete quella bara!». Bree non può tollerare che suo marito Rex venga sepolto con la cravatta gialla dei tempi del college che sua suocera gli ha infilato all’ultimo minuto a sua insaputa. Mentre il prete elenca i pregi del defunto, il suo pensiero resta fisso su quell’orribile indumento. Alla fine si alza, e nel perfetto completo nero, sfila tra i banchi della Chiesa, toglie la cravatta all’amico Tom e la mette al marito adagiato nella bara.
Una scena madre, stupenda, che racchiude tutto quanto Desperate Housewives vuole raccontare con quel filo sottile di ironia e iperrealismo che la rende unica tra le serie televisive: l’ipocrisia della ricca provincia americana, i desideri inconfessabili dietro la finta cornice delle casette bianche e dei giardini ben rasati, l’ambiguità femminile nascosta dalla finta obbedienza alle convenzioni sociali. La nevrosi di Bree, madre e moglie perfetta, che in maniera paranoica tiene sotto controllo il vulcano di emozioni che ha dentro, è il filo conduttore delle prime puntate della nuova serie delle Casalinghe disperate. L’attesa seconda stagione riparte lunedì prossimo su FoxLife (canale 111 di Sky, ore 21). Parallelamente al lutto della signora Van De Kamp, si scatenano tutti gli altri intrighi, drammi e segreti che si nascondono tra le case di Wisteria Lane. Nell’ultima puntata avevamo lasciato Susan tenuta sotto tiro con una pistola dal giovane Zach (il figlio rubato dalla suicida e voce narrante Mary Alice). E proprio da quel punto riparte la serie con Mike che piomba in casa e ferma Zach. Senza svelare troppi particolari e togliere la sorpresa allo spettatore, il primo episodio mostra Susan che finalmente capisce che il ragazzo è il vero figlio dell’amato Mike. Intanto Gabrielle non si fa scrupoli di scucire denaro al marito in carcere e Lynette riesce a tornare al lavoro facendo provare al marito che la sostituisce in casa cosa significhi allevare quattro pargoli disperati. Insomma, tornano le quattro antieroine amate dal pubblico americano (25 milioni di spettatori nelle prime nove settimane in onda negli Stati Uniti) e da quello italiano (la prima serie, oltre che sui canali Fox, è stata (mal) programmata su Raidue in autunno). Quattro donne amate proprio per le loro ambiguità, persone tratteggiate con le loro perversioni, sogni e desideri. Donne, come Bree, che non sono consapevoli del loro mondo interiore e per questo generano disastri e al contrario donne come Gabrielle che accettano fino in fondo la propria doppiezza e che sono più vere delle loro amiche «brave mogli». Proprio per questo Desperate piace tanto, perché racconta con modernità, crudezza, cinismo e il surrealismo tragicomico del feuilleton ottocentesco, la società provinciale americana. Che non è fatta di biscotti al burro e incontri in parrocchia, ma da una guerra continua, quella del mondo moderno. E in guerra viene fuori tutto: il bello e il brutto che è dentro ognuno di noi.
La fiction italiana riuscirà mai ad avvicinarsi a un gioiellino come questo? Per ora siamo ad anni luce...