«Inutile programmare senza certezze sui fondi»

Meno cure in reparto, più assistenza extra ospedaliera, dimistichezza con le nuove tecnologie, diagnosi a distanza: le linee guida della sanità lombarda dei prossimi anni ci sono. Ora vanno formati i medici del futuro, bisogna preparare gli infermieri, i cardiologi, i geriatri, gli specialisti. Bisogna decidere quanti saranno, quali saranno le specializzazioni più utili. Ma alla facoltà di medicina della Statale c’è un’aria ben diversa da quella che ci si aspetta. Il clima è più quello della rassegnazione che della frenesia nel pianificare i nuovi percorsi di studio.
Il preside della facoltà di via festa del Perdono, Ferruccio Ferrario, leva un grido di dolore: «Con il piano socio sanitario appena approvato in Regione - spiega - abbiamo da programmare i prossimi dieci anni di formazione universitaria. E invece ci troviamo con le mani legate, in una situazione di totale stand by. L’università purtroppo è solo alla fine della catena decisionale. Finché non sappiamo quante risorse ci arriveranno, non possiamo metterci a programmare numeri chiusi nelle facoltà e percorsi di studi. Al momento siamo ridotti alla mera sopravvivenza». Ferrario parla di una situazione che sembra piuttosto in alto mare: per decidere quanti dovranno essere gli infermieri e i camici bianchi nei prossimi anni, è necessario prima capire quanti dottori andranno in pensione, quanti posti si libereranno in corsia, quanti ne nasceranno di nuovi. «Gli ordini dei medici - sostiene il preside di facoltà - dovrebbero incrociare i dati con quelli degli ospedali. Invece non succede».
Non solo, a fronte di una richiesta del 10 per cento di medici in più, all’ateneo viene dato il 15 per cento dei docenti in meno, a causa dei tagli. «Siamo a regime, non potremmo accogliere una matricola in più, non abbiamo le aule». Gli aspiranti dottori sono 400 all’anno ma non potrebbero essere di più: non certo perché mancano gli ospedali dove collocarli, ma perché l’università non è in grado di accogliere le loro domande. La speranza è arrivare nei prossimi mesi a dare delle risposte alle nuove matricole attese per settembre. Ma se non ci sono le risorse, tutto resta bloccato. «Ci trattano come l’università di Messina - protesta Ferrario - quando invece siamo il 48esimo ateneo tra i migliori del mondo».
A intervenire sulla questione è lo stesso presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni che sollecita un incontro col ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini per affrontare il tema del numero chiuso in università e nelle specialità. Dal canto suo la Regione Lombardia nel 2011 finanzierà con 5 milioni di euro nuove specialità, che corrispondono a circa 100 specializzandi in più. «Si tratta di un finanziamento suppletivo - spiega Formigoni - per posti ulteriori rispetto a quelli previsti da ministero e università». Inoltre il Pirellone prevede agevolazioni e vantaggi economici per quegli ospedali che accoglieranno studenti specializzandi e sosterrà i costi delle borse di studio.