«Inutile il tour di Veltroni Servono fatti, non parole»

Vignali, presidente della Cdo: «Voteremo chi crede davvero nella vita e nella famiglia»

da Milano

Tentar non nuoce. E Walter Veltroni ci ha provato, a convincere il Nord. In un massacro di 47 tappe in 16 giorni da Genova a Bolzano, da Venezia a Biella, il candidato premier del Pd ha ripetuto nelle piazze e negli incontri privati che la persecuzione del centrosinistra al mondo delle imprese è finita, che la «Nuova Stagione» porterà aiuti alle famiglie, che la «politica del fare» e dei valori non è solo appannaggio del centrodestra. Che il tentativo sia riuscito è tutto un altro paio di maniche. Adesso che il pullman del Pd ha ripreso la via del Sud, Raffaello Vignali, presidente della Compagnia delle Opere, che da braccio economico di Comunione e liberazione rappresenta gran parte di quel mondo produttivo moderato che fa gola a chi aspira a Palazzo Chigi, è impietoso: «Il Nord vuole fatti, non parole. E i fatti depongono tutti a sfavore del candidato premier del Pd».
Intanto però i vertici della Cdo hanno pranzato con Veltroni, nella tappa a Pavia del suo tour elettorale al Nord.
«L’incontro lo ha chiesto Veltroni, e rispondere è cortesia. Tanto più che la Cdo non è un partito, ma un’associazione di imprese che dialoga con tutti».
Nel 2006 la Cdo si schierò nettamente con la Casa delle libertà. Oggi non c’è stata alcuna chiamata al voto da parte vostra. Cosa è cambiato?
«Innanzi tutto il quadro politico. Nel 2006 c’era un programma, quello dell’Unione di Romano Prodi, statalista e contrario ai valori della vita e della famiglia, che andava contrastato, per questo ci schierammo pesantemente con il centrodestra».
Oggi c’è il Pd, che promette una nuova stagione.
«Vede, il Nord produttivo guarda i fatti, non le parole. E i fatti dicono che il governo Prodi ha reso indeducibili gli oneri finanziari al 70 per cento, ha proposto i Pacs invece di sostenere le famiglie, ha aumentato le tasse alle imprese...».
Loro affermano il contrario.
«Sì, ma gli imprenditori che a maggio hanno pagato il 10 per cento in più lo sanno bene. E la politica fiscale di Visco non se la sono dimenticata».
Comunque Veltroni dice che con lui cambia tutto.
«Però la libera scelta della scuola da parte delle famiglie non è nel suo programma, e il ministro Rosy Bindi, che fa parte del Pd, continua a opporsi al quoziente familiare. In generale poi, non abbiamo ancora capito qual è la visione della società del Pd: l’uomo è tale da quando è concepito, come sostiene Paola Binetti, o la rianimazione di un feto è una “crudeltà insensata” come sostiene Livia Turco? E l’uomo, viene prima o dopo lo Stato?».
Troppi «ma anche».
«Vedo troppa confusione».
Lei parla così perché è candidato del Pdl.
«Io parlo a titolo personale, certo, e mi sono candidato liberamente, perché da noi vige la libertà, per fortuna. Ma credo che la mia candidatura la dica lunga sul nostro modo di vedere le cose, e sono certo che i miei amici la pensano come me. Del resto il documento della Cdo è chiaro».
Dice di non disperdere il voto fra i partiti minori.
«Certo, perché bisogna garantire la governabilità del Paese. Ma dice anche che voteremo le forze politiche che non sono contro la vita e la famiglia, il che per esempio esclude uno schieramento che ospita il Partito radicale, e le persone che hanno dimostrato con i fatti di credere nella sussidiarietà».
Il modello Lombardia di Roberto Formigoni.
«Esattamente. Formigoni ha dimostrato di credere in un modello di società in cui lo Stato serve la società e l’economia, non il contrario».
Veltroni dice: pagare meno, pagare tutti.
«Con la virgola, il che cambia le cose».
Cioè?
«Quello slogan lo pronunciai io per primo, l’estate scorsa. Senza virgola, però, e cioè intendendo che il fisco deve essere equo, e che le risorse vanno lasciate alle famiglie e alle imprese, che sanno cosa farne. Veltroni invece si rifà alla politica di Visco: combattere l’evasione per aumentare il gettito».
Veltroni ha sprecato un pranzo.
«Mi pare che abbia copiato il programma del Pdl, ma che lo abbia copiato male».
paola.setti@ilgiornale.it