Inutile tradimento dell’uomo e della sua arte

E così il magnifico Vladimir Nabokov è stato tradito due volte: come artista e come uomo. Anzi, peggio, come padre: perché è il figlio Dmitri che ha deciso di pubblicare il libro che il genitore voleva fosse distrutto. E lo ha fatto ben sapendo quale fosse l’ossessione del papà per la perfezione del dettaglio, avendo collaborato con lui nella traduzione delle sue opere nelle varie lingue, che Nabokov curava personalmente proprio perché nulla della magia delle sue frasi, neppure la sfumatura di un aggettivo o l’eco di una forma verbale particolare, andasse perduto nel passaggio da una lingua all’altra.
Siamo di fronte a un artista la cui grandezza sta nella levigatissima struttura del linguaggio, nelle metafore «come finestre spalancate su altri mondi», in un sottotesto ricchissimo di rimandi preziosi e non certo nella «storia», nel mero plot narrativo. Che senso ha, dunque, dare alle stampe un libro grezzo, non rifinito dal cesello dello scrittore che solo può renderlo irripetibile? Che cosa può aggiungere The original of Laura alla storia letteraria di Nabokov, autore di decine di romanzi, di centinaia di racconti e di poesie, di formidabili saggi critici, di un’autobiografia, di un congruo numero di articoli e di interviste in cui parlava della sua vita e della sua estetica? Penso proprio niente che valga il tradimento.
«Bisogna rassegnarsi al fatto che non tutto di un cattivo scrittore è cattivo e non tutto di un buono scrittore è buono», insegnava il professor Nabokov ai suoi studenti dell’Università di Ithaca. Peccato che il figlio non abbia appreso la lezione. O che se la sia dimenticata di fronte al miraggio di uno scintillante mucchietto di dollari.