Inutili «beghe» all’interno dei municipi

(...) tutti quelli che ricoprono questo incarico. Appartenendo al gruppo di Forza Italia in una municipalità nella quale l’effetto cromatico è un rosso accesso, il presidente è stato eletto in quota a Rifondazione Comunista e i numeri con cui la sinistra governa sono impietosi. Non posso non «irritarmi» davanti ai litigi continui tra i gruppi e le giunte nelle municipalità governate dal centrodestra.
Questa irritazione nasce anche per invidia, proprio dal lavoro di chi fa opposizione. Penso al drappello polceverasco di consiglieri dell’ex Cdl (Udc, An, Forza Italia, Lista Biasotti e Lega Nord) che, seppure senza avere i numeri, cercano di continuo azioni comuni per dare un significato al proprio ruolo con proposte, ordini del giorno, mozioni, interpellanze e richieste di confronti con gli assessori proprio per non rimanere fuori dal giro. So che lo stesso impegno esiste nelle altre municipalità dove siamo relegati al ruolo di minoranza. So anche che esiste il massimo impegno da parte di tutti quelli che hanno incarichi anche dove governiamo. Ma queste divisioni, queste lotte interne continue danno l’idea che la classe politica del centrodestra non sia in grado di governare una città. Il fatto è che in diversi dei casi riportati da Il Giornale, in queste settimane, non si trovano elementi così validi per parlare di crisi o rimpasti delle mini giunte, abbandoni di maggioranza e liti continue tra i gruppi. Soprattutto, se queste «beghe» esistono come esistono nei Municipi governati dal centrosinistra, cerchiamo di risolvercele chiusi dentro ad una stanza come fanno «loro», senza dare l’idea che le divisioni e un modo di governare litigioso siano una caratteristica tutta nostra.
Altro argomento che potrebbe essere un tema di confronto sul quale il centrodestra potrebbe impegnarsi è sarebbe capire come attuare questa riforma monca del decentramento che non ha ancora individuato un ruolo preciso per il Municipio. Sono convinto che questa istituzione sia molto più importante e funzionale, per esempio, del consiglio provinciale. Io non sto a discutere sul ruolo ed i funzionamenti del consiglio o delle commissioni come si sta facendo da un anno a questa parte, ma sull’autonomia di manovra limitata che anche i presidenti e gli assessori hanno. Ogni iniziativa, che arrivi da qualsiasi gruppo consiliare, fatica ad avere una risposta. Non solo perché si ritenga sminuito il ruolo del consiglio rispetto alle vecchie circoscrizioni, ma perché l’autonomia delle divisioni territoriali dal ruolo politico di presidente e giunta è ancora abissale.
Su questo si dovrebbe riflettere soprattutto nei municipi dove si governa: siamo in grado di dare risposte ai cittadini, oppure fungiamo solo da tramite per l’amministrazione comunale? Vedere, invece, comunicati stampa che denotano l’insofferenza di gruppi politici per un membro di commissione esterno o sentire che ci sono consiglieri che lasciano la maggioranza in disaccordo su singoli problemi e non sulla linea programmatica del presidente, fa male. Fa male alla coalizione se realmente tra quattro anni si volesse tentare di conquistare il governo di Genova. Fa male se paragonato allo sforzo comune che nelle municipalità dove siamo in minoranza, fanno i diversi gruppi per scegliere una strategia politica comune. La rincorsa a Genova, se la si vuole realmente fare, parte da dove il centrodestra può dare esempio di stabilità e buon governo. Quello che appare negli ultimi tempi non mi sembra né l’uno, né l’altro. Sia chiaro la colpa non è di chi guida la barca, ma di tutto l’equipaggio. Speriamo che l’esperienza insegni.
*Vicepresidente Consiglio Municipio V - Fi