«Inutili benefici di 30 euro se poi aumentano l’Ici»

Non si placa il malcontento delle piccole imprese: «Una Finanziaria di prelievi, con una redistribuzione a pioggia che non serve a niente»

da Roma

«Una manovra tutta di prelievo, con una redistribuzione a pioggia alle imprese che non serve a niente. Una ricetta che va bene a Confindustria, ma non a noi». Con l’approvazione della finanziaria le piccole e medie imprese tirano le somme. E arrivano alla conclusione nella prima manovra del governo Prodi non c’è niente di buono. A farsi portavoce del malcontento è Paolo Galassi recentemente confermato presidente di Confapi dopo un periodo di interim e poco convinto dalla tesi secondo la quale le imprese hanno incassato abbastanza. «Non vedo come - spiega Galassi - visto che lo stesso Prodi ha ammesso che non c’è stata concertazione, cioè che non ha sentito tutte le categorie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non nego che possano essere stati in buona fede, ma non posso non vedere una politica dirigista». Le misure pro imprese non sono sufficienti e non colpiscono il bersaglio. «A noi la riduzione del costo del lavoro va bene. Ma risparmi di 30 euro per dipendente non servono a niente se poi aumentano l’Ici, le tariffe e le infrastrutture continuano a non essere all’altezza. A bocce ferme il cuneo avrebbe avuto un senso, messo dentro questa finanziaria no».
Scontato il no al trasferimento del Tfr dalle imprese ai fondi e all’Inps. «Le aziende con più di 50 dipendenti - spiega Galassi - non avranno più il Tfr e dentro questa soglia ci sono le medie imprese di manifatturiero, che sono la spina dorsale dell’economia. In realtà le misure sul Tfr non penalizzeranno le grandi imprese che non hanno bisogno di questo tipo di finanziamento. Insomma, noi piccoli imprenditori stiamo ancora aspettando di incassare». Termine che, ripete ossessivamente Galassi, non significa che le Pmi vogliono i soldi dello stato. «Sto parlando di investimenti per il futuro. E noi abbiamo fatto proposte concrete come la detassazione degli utili investiti, la sostituzione dell’Irap con imposte che non colpiscano chi assume, la detassazione degli straordinari per superare l’attuale regime che punisce il dipendente che decide di lavorare di più. I soldi non bisogna darli agli imprenditori, ma a chi lavora». Perché il leader dei piccoli imprenditori sa bene che in Italia i salari sono troppo bassi. E per questo non esclude nemmeno la proposta della Uil di detassare gli aumenti. «Una delle tante ricette semplici che anche noi proponiamo e che non vengono nemmeno considerate».
Ma il problema è di fondo. Alla politica serve «una nuova filosofia». Perché oggi «per tenere in piedi un governo che non ha consenso si fanno finanziarie che devono accontentare tutti e che non risolvono niente. Invece servirebbero misure, magari un po’ impopolari, ma che rilancino davvero l’economia».
Poche le speranze per la fase due. Anche se il segretario Ds Piero Fassino «ha dimostrato grande attenzione» verso le Pmi. Ma tutti gli sforzi cadranno nel vuoto se si continuerà a favorire la grande impresa senza fare i conti con la piccola. Il disinteresse è nei numeri della manovra appena approvata dal Parlamento. La finanziaria dà 2,75 miliardi e ne prende 9-10. E dentro quei 2,75 c’è circa un miliardo che porterà vantaggi alla sole grande impresa. Valutazioni - osserva Galassi - «che hanno fatto i centri studi di tutte le associazioni, comprese quelle vicine alla sinistra. Possibile che si siano sbagliati tutti insieme?».