Le inutili crociate del partito delle tasse capitanato da Prodi

Claudio Romiti

Più tasse e lotta spietata all'evasione fiscale. Questa è la «nuova» ricetta presentata, alla festa dell'Udeur, dal leader dell'Unione Prodi. D'altro canto, è tipico della più ortodossa impostazione di sinistra battere sul tasto dell’evasione, onde poi rendere accettabile qualunque inasprimento della pressione tributaria. Per questo motivo vengono sciorinate cifre inverosimili su ciò che verrebbe occultato ad un fisco eccessivamente distratto. C'è chi ha addirittura parlato di una evasione annuale che raggiungerebbe i 750.000 miliardi delle tanto rimpiante lirette.
Ora, se veramente le cose stessero in questi termini, ovvero se ogni anno un tesoro di queste dimensioni fuggisse alla tassazione, nel Paese si sarebbe accumulata nel tempo una ricchezza smisurata. Si vedrebbero circolare non poche migliaia di autovetture superlusso, ma milioni. I figli di questo esercito di evasori fiscali andrebbero in massa a studiare nelle prestigiose univerità anglosassoni. La vendita di yacht, purosangue e ville in zone esclusive dovrebbero subìre incrementi percentuali a due cifre.
Soprattutto i consumi di beni voluttuari tenderebbero sempre ad aumentare. Ma così non stanno le cose, visto che proprio tali consumi non aumentano in ragione della presunta dimensione del sommerso. Bisogna intanto ribadire il concetto che sotto il profilo economico l'evasione rappresenta una sorta di risposta fisiologica all'asprezza delle aliquote. Anche se ciò non piace affatto ai paladini della chimerica equità fiscale, la propensione a nascondere una parte del proprio reddito costituisce una forma di riequilibrio che la società spontanea realizza per difendersi da un sistema tributario eccessivamente esoso. Tanto è vero che, laddove questa ricetta è stata applicata, i fatti dimostrano che l'evasione si attenua allentando la morsa delle tasse.
Ma oltre a ciò, vi è un altro argomento che serve a smontare decisamente la tesi dei professionisti dall'antievasione.
Proviamo, infatti, a considerare la ricchezza prodotta dal Paese come un gigantesco fiume finanziario al quale la mano pubblica, sotto una molteplicità di competenze, applica una lunga serie di condotti per drenare una certa quantità d'acqua. Ebbene per quanto grande sia la massa della medesima acqua che possa sfuggire a primi prelievi, vi saranno molti altri allacci ad assorbire ciò che è inizialmente sfuggito. Ma se si cercasse di aumentare grandemente la capienza dei condotti a monte, il fiume rischierebbe di prosciugarsi ben prima di completare il suo lungo percorso.
La stessa cosa accadrebbe con una lotta senza quartiere all'evasione, all'interno di un sistema caratterizzato da aliquote troppo elevate: l'eccessivo peso delle tasse, non più controbilanciato da questa sorta di cassa di compensazione, prosciugherebbe letteralmente la dinamica propensione del sistema a creare ricchezza, traducendosi paradossalmente in una notevole perdita di gettito per l'erario. Anche perché, e così stanno le cose, la gran parte di ciò che i cittadini riescono a nascondere al fisco viene poi regolarmente speso o investito, creando in tal modo i presupposti per pagare a valle quello che a monte è sfuggito.
Pertanto, l'unico modo efficace per ottenere una maggiore lealtà contributiva dai cittadini non è legato ad inverosimili crociate contro l'evasione - sebbene compito dello Stato sia quello di contrastarla, ma ciò con metodi ragionevoli -, bensì attraverso la strada maestra indicata dalla riforma fiscale introdotta dal governo Berlusconi.
Una riforma che, visti gli attuali bellicosi propositi, verrebbe completamente cancellata dal partito delle tasse capitanato da Romano Prodi.