Invaghita del vicino tenta di ammazzargli la moglie

La quasi assassina, 74 anni, innamorata di un settantenne, ha colpito la vittima a martellate tentando poi di strozzarla

«Siamo stati fortunati io e mio marito: quanti episodi di liti tra vicini di casa che, soli e un po’ esauriti, diventano dispettosi con il passare del tempo, precipitano improvvisamente in tragedie? Solo dopo averla visitata, la psichiatra ha svelato il motivo di tanto accanimento di quella donna nei miei confronti. “Era segretamente innamorata da sempre di suo marito - mi ha detto - e quando lui si è sposato, a 70 anni suonati, lei, che ormai non si aspettava più che convolasse a nozze, ha cominciato a coltivare un odio feroce e silenzioso verso la vedova che lo aveva sposato. Lei, signora”».
Dicono che quando si vede la morte da molto vicino e si riesce a sfuggirle solo per un soffio, qualcosa di irreversibile scatti nella mente umana. Qualcosa che ci cambia definitivamente. È successo anche alla signora Carla G., 65 anni, residente con il marito in via Zanoli, ad Affori. Una donna già molto provata dalla vita (invalida con difficoltà motorie, rimasta presto vedova dall’amato marito e senza figli) la signora Carla negli ultimi anni stava vivendo una nuova giovinezza. Si era risposata, infatti, qualche anno fa, con un vecchio conoscente, un uomo celibe che l’ha amata in silenzio, rispettoso, per venti lunghi anni e, mentre andava a consegnare il giornale al marito, le regalava, ogni giorno, una rosa rossa. Poi, dopo essersi sottoposta a un’importante e rischiosa operazione, è dimagrita parecchi chili e sta riacquistando salute e mobilità.
La vita sembrava tornata a sorriderle. Fino al 18 marzo scorso. Quando una sua vicina di casa - Angela V., 74enne, che quel giorno l’aveva minacciata di morte con una spranga e in maniera così violenta al punto da dover richiedere l’intervento della polizia per ben due volte - l’ha raggiunta improvvisamente nel suo appartamento e ha tentato di strozzarla a mani nude, stringendole il collo con tutte le sue forze. Non riuscendoci, ha tirato fuori uno dei due martelli che custodiva in una borsa e ha cominciato a darglielo in testa. Tutto mentre ben tre persone, tra cui due uomini, tentavano di fermarla. Inutilmente. Fino all’arrivo della polizia.
«Da quel giorno conosco il vero odio - ci confida Carla -. Sono sempre stata molto devota a san Riccardo Pampuri, un frate pavese. Gli ho chiesto di non farla più tornare a casa. Mi ha accontentata».
Finite entrambe d’urgenza all’ospedale Niguarda (Carla al pronto soccorso neurologico, Angela al centro di salute mentale) da quel momento, infatti, le due donne seguono percorsi molto molto differenti. E che non s’incroceranno più. La dottoressa che visita Angela subito dopo il suo arrivo al Niguarda è una psichiatra-criminologa. E manda subito il suo referto al magistrato di turno. Che, immediatamente, stabilisce che quella donna non possa più far ritorno a casa. «Altrimenti non avrebbe avuto pace fino a quando non avesse eliminato la “rivale”» ci svela un medico dell’ospedale.