«Invasione rossa Anche Milano aiutò l’Ungheria»

Cervi: «Nel 1956 gli insorti diedero la prima spallata al regime sovietico»

Matthias Pfaender

Una serata per ricordare. Un appuntamento con la memoria per troppo tempo procrastinato e che solo oggi, dopo cinquant’anni, può celebrarsi compiutamente. Un occasione per condannare definitivamente le stragi che insanguinarono le strade di Budapest nel ’56 e per far luce sulle responsabilità politiche e morali di quanti non intervennero in difesa del popolo ungherese, abbandonato dal mondo intero a fronteggiare da solo la repressione dell'Armata rossa. Questo lo spirito che ha guidato l’incontro di studio organizzato da Alleanza Nazionale e da Uen (Union for Europe of the nations) sulla rivolta d’Ungheria, tenutosi nella sala Alessi di Palazzo Marino.
Una conferenza, secondo Romano La Russa, parlamentare europeo di An e principale promotore dell’incontro, «dovuta, perché per molti anni si sono lasciate passare sotto silenzio la gravità di quanto accadde in quei giorni a Budapest e le colpe di chi, qui in Italia, osava giustificare la condotta del governo sovietico. Una realtà - ha sottolineato La Russa - spesso taciuta dai testi scolastici perché troppo scomoda ad una parte del mondo politico italiano ancora oggi ai vertici istituzionali del Paese».
«È giusto - ha commentato aprendo la serata il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato - che questo incontro avvenga a Milano, poiché da qui partirono fin dai primi giorni della rivolta interi convogli di aiuti umanitari raccolti dai cittadini meneghini e destinati ai rivoltosi di Budapest. Non tutti fecero finta di niente».
La conferenza si è avvalsa del contributo di interventi di studiosi e giornalisti, di testimonianze, di fotografie dell’epoca e di canzoni storiche, abbracciando la rivolta d’Ungheria sotto ogni suo aspetto.
Chiamato sul palco a ricordare al pubblico le drammatiche eredità politiche della repressione sovietica sul popolo ungherese, Mario Cervi, storico e giornalista, ha illustrato la rivolta di Budapest nel contesto storico internazionale dell'epoca, analizzandola attraverso la lente della suddivisione bipolare del mondo.
Senza giri di parole Cervi, cofondatore con Indro Montanelli de Il Giornale, ha rimarcato il tentativo, da parte della sinistra italiana, di coprire sotto un velo di silenzio quanto accadde nella capitale magiara mezzo secolo fa. Concludendo la sua orazione il giornalista ha richiamato alla memoria di tutti che il popolo italiano ha «un profondo debito di riconoscenza verso gli insorti ungheresi», poiché la loro rivoluzione fallita è stata la «prima spallata data al regime totalitario dell’Unione sovietica».