Invece di condannare gli atei, i cattolici censurino don Gallo

Caro Lussana, leggo che il signor Colamartino, come abitudine di ogni credente, cattolico, islamico o d’altra fede, manifesta il suo pensiero con intolleranza verso chi non condivide certe idee. Infatti distorce il significato del mio scritto. Anche se espresso in modo imperfetto era chiaro che con «patientia nostra» non intendevo usare il pluralis maiestatis ma mi riferivo alla totalità dei non credenti, ben più numerosi di quanto egli non immagini. Quindi: non «abusare della nostra pazienza», che ha un significato ben diverso. E tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare, rilevo che la forma ipotetica «sarei tentato di rispondergli» si usa quando non si risponde. Invece lui risponde, eccome! Sfoggiando una perfetta costruzione latina ma non un altrettanto elegante uso della forma italiana («ma poi mi rendo conto che...»). Per evitare, caro Lussana, di incorrere nuovamente nella sua reprimenda sulla mancanza di concisione rinuncio a ribattere punto per punto, chiedendole di trasmettere al mio contraddittore la versione integrale della mia lettera del 22 maggio: nella seconda parte esprimevo concetti che oltre a prenotarmi un posto sicuro in uno dei più bassi gironi danteschi, chiarirebbero la posizione di un non credente (non uso la parola ateo che sembra tanto sconvolgere coloro chi è baciato dalla fede), sulle origini delle religioni.
P.s. Non capisco perché alcuni cattolici prendano tanto a cuore la posizione di un non credente invece di stigmatizzare quella di certi tipetti come don Gallo, don Mazzi o altri campioni del cattolicesimo d’assalto.
Mezzanego