Invece a Tokyo in camera c’è la guida anti-scossa

Chi vuole sapere quasi tutto sul terremoto, su come si convive, serenamente con l’evento, su come ci si prepara, e infine su come è possibile prenotare una stanza in un albergo a 30 piani senza correre clamorosi rischi, deve fare una puntata in Giappone. Risparmiatevi le battute scontate: a chi scrive è capitato per servizio, prima durante il mondiale di calcio targato 2002, poi nel corso di due incursioni (2003 e 2007) al seguito del Milan finalista del mondiale per club, di sbarcare a Tokio e capire molto del terremoto senza passare necessariamente attraverso una tragedia. Laggiù il terremoto è un nemico mortale, in tempi più o meno recenti ha seminato morti e macerie, ha distrutto strade, palazzi e città, ha fatto esplodere uffici, desertificato redazioni televisive ma alla fine hanno cominciato a studiarlo da vicino e a prendere iniziative concrete. È una tecnica elementare: se lo conosci, lo eviti. Come avviene per esempio a Yokohama, sede prescelta, per via degli sponsor, della finalissima del torneo Fifa della durata di una settimana.
Ecco allora quello che è accaduto nel dicembre del 2007, non un secolo fa, quando siamo tornati in Giappone. Eseguite le formalità di rito, consegna di passaporto e carta di credito a garanzia, si comincia con una full immersion. Il primo annuncio, sull’argomento terremoto, è affidato al mega-schermo della tv piantata al centro della stanza al 25° piano dell’hotel Intercontinental, ultima residenza del plotone dei cronisti italiani arrivati sulla scia di Kakà e Inzaghi, i protagonisti decisivi di quella spedizione.
Nel messaggio di benvenuto destinato all’ospite non sono illustrati i servizi dell’albergo né decantate le virtù dello chef bolognese animatore del ristorante La Vela: alla bisogna provvedono le pubblicazioni presenti sullo scrittoio della camera. No, il primo messaggio ha come argomento principale il terremoto. E si comincia dal disegno animato della costruzione dentro la quale è ospitato l’albergo: in luogo dei pilastri di cemento armato, ci sono delle biglie gigantesche che fanno da base per la costruzione consentendo quindi al grattacielo, nel caso di scossa, di ondeggiare, quasi di pattinare sulle biglie, senza provocare danno alcuno alla struttura. Poi si passa alle istruzioni per l’uso di scosse da terremoto: tutte le fasi, l’allarme, l’avvio veloce e ordinato lungo le scale, il rispetto delle consegne nei confronti di un delegato del palazzo che con fischietto e casacca arancione orienta l’afflusso dei clienti dell’albergo verso le uscite di sicurezza, sono scandite e illustrate con altrettanti disegni animati in modo da offrire al cliente un senso diffuso di sicurezza da conservare sotto il cuscino, prima di spegnere la luce e invocare il sonno ristoratore con cui combattere il fuso orario. Non c’è bisogno di chiedere conferma del certificato anti-sismico, insomma.
In Giappone, il terremoto non provoca lacrime ma solo sguardi smarriti. Chi ha vissuto qualche scossa al 25° piano dell’hotel Intercontinentale è stato sbalzato dal letto e finito ai piedi del divano. Ma poi, una volta in piedi, si è ricordato del disegno animato, delle biglie d’acciaio e si è avviato veloce verso le scale.