Inventati un sogno

Caro Vartere (non ti dispiacerà se seguito a chiamarti così, alla romana), siamo stati soffocati dall’ondata di piena degli articoli umilianti e sostanzialmente ridicoli in cui venivi descritto come una cosa a metà fra «l’uomo nuovo» e «l’uomo della provvidenza».
Tu hai visto che campagna ridicola hanno fatto su di te per tenerti su con gli stecchini. Che figura del cavolo. Non sarà neanche un mistero per te il fatto che hai deluso in maniera tragica l’apparato del tuo partito. Non gli sei piaciuto. Ma ormai sei stato lanciato in pista ed hanno investito in tanti su di te per salvare capra (legislatura) e cavoli (elezioni non lontane) e adesso devono seguitare a tenerti su facendo numeri da circo equestre.
Dove hai sbagliato? Dalla partenza. Quando hai detto che non era più ora dei sogni ma dei problemi concreti. Vartere, tu funzioni soltanto come uomo dei sogni, come Mary Poppins della sinistra, un grande fantasista, un affrescatore di facciate che danno su strade piene di buche. Se di colpo ti metti a parlare di buche e di come riempirle, ti saluto Vartere, diventi una collezione di banalità. Ed è quel che è successo a Torino. Aspettavamo, stavamo col fiato sospeso, pronti a dire dài Vartere, faje véde chi sei, Vartere è er momento tuo, e il solito facci sognare che ormai non si nega a nessuno, come insegna D’Alema che ha il sogno facile.
Credimi, non sto scrivendo un pezzo di colore, un pezzo a sfottere, un articolo di parte. Controprova: quando ci siamo sentiti (non sarò così scorretto da riferire le tue esatte parole) eravamo drammaticamente d’accordo sulla diagnosi dello stato attuale. Tu hai detto ­ questo credo di poterlo citare perché è nobile ­ che non è giusto che il Paese paghi il conto del fallimento. Benissimo. E allora? Che fai: l’inchinetto a Prodi invece di mollargli un calcio, mi scusino le signore, in culo?
Se faccio il tifo per te? La risposta è che faccio il tifo per il tuo personaggio. Tu sei una persona perbene e nessuno ne ha mai dubitato, ma il tuo personaggio ­ lo hai creato tu ­ è un giocoliere di fantasie, sogni, notti bianche, estati a sorpresa, emozioni, citazioni. Come sindaco hai lasciato sempre lo sporco lavoro ad altri: l’apparato di partito che lavora come un rullo compressore, ma in compenso hai supplito al pane coi circenses e infatti sei come quegli imperatori romani che comperavano i migliori gladiatori, le schiave più belle e organizzavano fantastiche cene popolari per la plebe mentre si vuotavano le casse e le legioni restavano senza paga. Che cosa ti è venuto in mente di dire che non è più l’ora dei sogni e che è l’ora delle cose concrete: problemi reali, economia, il nocciolo pesante della politica? È stato un suicidio. Tu vai a Barbiana, e quello è un messaggio: Lettera a una professoressa è stato un must anche per me e ricordo impressa nella mia mente la storia dei ragazzi di Barbiana che imparavano cocciutamente e dunque perfettamente l’inglese, poi andavano a Londra e scoprivano che i loro coetanei poveri l’inglese non lo parlavano perché parlavano cockney. Vado a memoria, ma quello è il tuo campo: da un cilindro tiri fuori Don Milani e alludi ai poveri buoni, poi tiri fuori i Kennedy e alludi ai ricchi buonissimi. E poi vai col tango, via tutti: Martin Luther King, i cantanti e showmen che io non conosco. Per citare Pascarella: «Qui Dante, Metastasio, Machiavelli, Fontana de’ Trevi, er vino dei Castelli».
Fantasia, anzi Fantasy: quello è il tuo campo. Non la politica politicante che è grigia, richiede competenza, è noiosa. Come dicevano i ragazzini della marana ad Alberto Sordi a mollo nell’acqua: «America’, facce Tarzan». Quando Albertone parlava sul serio o faceva film sociali era una palla mortale, ricordi? Anche la tua affermazione secondo cui non è più ora di sogni, è politicamente sbagliata. Questa infatti «è» l’ora dei sogni. Gli italiani ne hanno le palle piene dei pallonari come Padoa-Schioppa, dei pallidi vampiri con avviso di garanzia per prepotenza, minacce e diversione delle forze di polizia dai loro compiti istituzionali.
D’altra parte, tu lo sai, Berlusconi, lui, fa sognare. Inutile rosicarci: quello fa sognare davvero e le folle lo acclamano e più che altro lo votano. Vacci a mettere una pezza, come si dice a Roma. Lui ne capisce un sacco di economia, finanza, tasse e tu hai fatto benissimo a dire che molte cose che ha fatto Berlusconi come primo ministro erano buone. Ma lui ha due marce: fa sognare ed è un uomo pratico che sa governare le sue aziende e il suo Paese. Tu hai una sola vera marcia, il sogno e l’esperienza di sindaco dimezzato, ma di bella figura. E allora che cosa ti passa per la mente di andare a parlare a Torino facendo finta di essere un altro, anziché il nostro Vartere? Ce l’hai uno spin doctor, come si chiamano oggi gli allenatori dei politici? Se ce l’hai caccialo. Sui due piedi. Non ce l’hai ancora? Fattene mandare uno per Fedex dall’America. Ma inventati un sogno che possa funzionare e gioca solo di illusione, di buona onesta illusione, senza interpretare goffamente e con voce spenta il Vartere che non sei e che non puoi essere. Dai retta a uno che ti vuole bene.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it