Investe e uccide una donna: l’indulto gli cancella la pena

La vittima era incinta di 5 mesi. L’uomo, sotto effetto di droghe prese per curarsi l’obesità, è stato condannato a due anni e mezzo ma non farà neanche un giorno

Ai primi di gennaio era giunta inattesa la notizia proveniente dalla Cassazione, relativa all’annullamento della sentenza del giudice dell’udienza preliminare Maria Teresa Rubini, che processando con rito abbreviato l’imprenditore Massimo Soraci di 35 anni, accusato di omicidio colposo per aver travolto e ucciso una donna di 29 anni, Arianna Ciccolella, al quinto mese di gravidanza, gli aveva inflitto 2 anni, con la condizionale. Il pubblico ministero Federico Panichi, che aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione, impugnava la sentenza, sollevando anche l’eccezione di incostituzionalità della legge che vieta al pm di ricorrere contro il giudizio pronunciato con il rito abbreviato. La corte d’appello, trasmetteva gli atti alla Suprema corte.
Ieri mattina il nuovo giudice, Franca Borzone, presenti i difensori, avvocati Emanuele Lamberti e Camillo e Luca Ciurlo, e i legali di parte civile , Guido Colella e Delsa Comini, che hanno assistito il marito e i genitori della vittima, ha riformato la precedente sentenza della collega, secondo le indicazioni della quarta sezione della Cassazione. I giudici romani non hanno «cassato» tutta la sentenza emessa nell’ottobre 2004 dal giudice Rubini, ma, fatta salva la parte riguardante i delitti colposi (omicidio e aborto) hanno chiesto al nuovo gup di rifare i conti per quanto riguarda i reati minori consistenti nella guida in stato di ebbrezza e nell’omissione di soccorso (in termine tecnico, calcolo della «continuazione» tra reati colposi e dolosi). In pratica ieri il gup ha inflitto due anni per omicidio colposo e interruzione colposa della gravidanza e 6 mesi per omissione di soccorso e guida sotto l’effetto di sostanze stupefascenti (benzodiazepine e anfetamine contenute nelle pastiglie che gli venivano somministrate per la cura dell’obesità). Complessivamente due anni e mezzo, ampiamente coperti dall’indulto. Sostanzialmente tutto resta come prima. Le società assicuratrici hanno risarcito il danno con 515 mila euro, percepiti dal marito, dai genitori e da qualche altro altro parente. «In questa dolorosa vicenda - dichiara Colella - abbiamo assistito la famiglia, ottendo il risarcimento del danno. Non c’è nulla da commentare: quello di ieri era un problema giuridico, risolto dal giudice». «Il danno - dice l’avvocato Lamberti, è stato risarcito. Soraci, che per un breve periodo è stato in carcere e per uno più lungo agli arresti domiciliari per poi tornare in libertà , esce completamente rovinato da questa vicenda. Ha perduto la casa, non ha più la sua azienda di trasporti ed è senza lavoro».
Era la notte tra il 18 e il 19 febbraio del 2003. Arianna Ciccolella, romana, residente con il marito in Salita degli Angeli 6, uscita dal ristorante dove lavorava, stava tornadoa a casa a bordo del suo motorino. Giunta all’altezza del mercatino di Shangai veniva travolta e uccisa dalla «Subaru» guidata da Soraci che, anzichè fermarsi per prestare soccorso , fuggiva andando a investire un altro scooterista, che riportava ferite, guaribili in 5 giorni. La sfortunata giovane, veniva trasportata in stato di coma all’ospedale San Martino, dove moriva quattro giorni dopo. La stessa notte del ricovero, perdeva la bimba.