Investe i clienti di un bar all’aperto poi si giustifica: «Erano troppo felici»

L’uomo, da tempo seguito dai servizi psichiatrici, è stato colto da un raptus

da Torino

Un sabato sera d’agosto. Amici, coppie e turisti in giro nel centro di Torino. Qualcuno passeggia, qualcuno beve una birra o mangia un gelato, seduto a un tavolino: i bar sono affollati, l’estate non è più troppo calda. Una battuta, le vacanze appena finite o che stanno per cominciare. La serata scivola via leggera e strappa un sorriso. Ma la felicità è insopportabile per chi non ha compagnia. Claudio Fracchia è disoccupato, non trascorre il suo sabato d’agosto con gli amici, l’unico amico è il cane con cui vive: è solo sulla sua Volkswagen Polo, accanto il cane, e i sorrisi dei torinesi lo mettono a disagio. A lui, 40 anni e un cognome che sembra il primo tiro giocato da un destino grottesco, paiono uno sberleffo.
La sua unica arma è la sua compagna: l’auto. Così sale sul marciapiede di piazza Vittorio Veneto, accanto all’area dei taxi e travolge i clienti seduti a bere e a chiacchierare nel dehors di un caffè. Ferisce sette persone, ma non se ne accorge neppure: percorre ancora qualche metro fra le urla di terrore (degli altri, quelli che prima erano troppo felici), poi frena, infila la retromarcia, sgombra il terreno da sedie e tavolini e tenta la fuga sotto i portici di via Po. I carabinieri del centro lo bloccano quasi subito: Fracchia è arrestato per tentato omicidio plurimo. Due delle persone travolte sono gravi: una ragazza di 17 anni, ricoverata in prognosi riservata al Cto e una donna di 40 anni, trasferita alle Molinette. Per gli altri, prognosi tra i cinque e i dieci giorni.
Nessuno di loro conosceva Fracchia. Lui non era ubriaco e neanche drogato. Da tempo è seguito dai servizi di igiene mentale. Ha confessato la sua follia ai carabinieri: «Ho avuto un raptus improvviso: non ho saputo resistere. Nessuno mi capisce, sono una vittima del sistema». Il sistema è crudele: «Vedere quella gente felice mentre io... ».