Gli investigatori non sembrano convinti della versione offerta dai genitori sul sequestro. La madre ha seguito i carabinieri per un sopralluogo nella villetta I Ris cercano la verità a casa di Tommaso Per tutto il giorno i militari hanno setacciato la ca

Il fratellino Sebastiano sentito in procura per più di sette ore

nostro inviato a Parma
Nella villetta di Casalbaroncolo ormai gli inquilini sono i Ris. Oltre a una gazzella di sorveglianza, la loro jeep scura con il logo del reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, da oltre ventiquattr’ore staziona nel giardino della casa. Ogni tanto riparte, ma torna poco dopo.
Mamma e papà Onofri, i genitori di Tommy, invece, non dormono più qui. Nelle ore dell’angoscia hanno preferito il conforto dei parenti. Quando non sono in questura o procura, il che ormai da tre giorni avviene per la maggior parte della giornata, si rifugiano nella casa del cognato Cesare Fontanesi, a Martorano. Lì ci vive la sorella di lei.
Sono ormai trascorsi sette giorni dal sequestro del loro bambino di diciotto mesi. Un rapimento che, nonostante gli sforzi investigativi, non sembra ancora imboccare la via della soluzione e non riesce a trovare un movente logico. Richieste di riscatto nessuna, contatti concreti con i fantomatici banditi che alle otto di giovedì scorso hanno prelevato il piccino, nemmeno. Restano cupi i sospetti degli investigatori, ipotesi che vengono vagliate e confrontate in continui briefing tra i vari livelli inquirenti. Ma che se trovassero fondamento sarebbero, come spiega un inquirente, «davvero indicibili». Quello che appare, in questi giorni di silenzio stampa, dal modus operandi dei magistrati della Dda di Bologna, dai colleghi della procura di Parma ma soprattutto degli specialisti dello Sco e dai militari del Ris è che il lavoro si stia concentrando sulla «scrematura». Ovvero sull’eliminazione dei dubbi e delle troppe contraddizioni di questa storia che giorno dopo giorno assomiglia sempre più a un rompicapo fatto di mille tasselli da incastrare e che gli investigatori sembrano cercare nella cerchia della famiglia del piccolo ostaggio.
Un’inchiesta che gioca anche sulla psicologia questa. Tant’è che gli investigatori hanno investito del caso Cesare Piccinini, il consulente che sviscerò il mistero dei Carretta.
Dopo aver trascorso, martedì, dodici ore sotto il torchio dei pm e dei poliziotti, quella di ieri per Paolo Onofri, si è rivelata una giornata di relativa tranquillità. Era prevista una sua audizione per le 11 del mattino in Procura. Ma non è mai cominciata. Lui è rimasto un’oretta negli uffici della Mobile, poi è passato nella stanza del pm Pietro Erede affiancato da Lucia Musti, ma solo per salutare la moglie. È toccato a lei, Paola Pellinghelli, 43 anni, e a suo figlio Sebastiano, otto anni appena, ricostruire ancora una volta cosa sia accaduto la sera del sequestro. Mentre in un’altra stanza, separatamente, stavano per essere ascoltati, ancora una volta, il primo figlio del direttore delle Poste, Carlo Alberto e la ex moglie Francesca Traina.
Un incontro tutto sommato rapido, risoltosi nel giro di un paio d’ore. Decisamente più lungo, e anche insolito, il tempo dedicato dagli inquirenti a Paola Pellinghelli e al fratellino di Tommy. Lei e il bimbo hanno varcato la porta degli uffici giudiziari intorno alle 11: due ore più tardi la donna ne è uscita scortata dal comandante del Ris, Luciano Garofano. Destinazione la villetta di Casalbaroncolo dove gli specialisti in tuta bianca stavano già effettuando un sopralluogo. Poi la donna è tornata in Procura dove è rimasta col figlio fino alle 18. Forse qualcosa non quadra circa quanto lei e il marito hanno raccontato subito dopo il sequestro e ciò che invece indica la scena del delitto. Tracce, impronte, segni spesso invisibili a occhio nudo che osservato con l’occhio tecnologico della scientifica parlano spesso più di un testimone. E in modo inequivocabile.
La lente d’ingrandimento, di fatto, continua, però, a puntarsi sul padre di Tommaso. Sui conti e i libretti di risparmio che Paolo Onofri, come direttore dell’ufficio postale, avrebbe in qualche modo potuto gestire. I tecnici informatici stanno sezionando le memorie dei due computer di Onofri, quello dell’ufficio e il pc personale. Tra questi anche libretti di risparmio intestati a numerosi detenuti del carcere di Parma. I tecnici informatici sono in cerca di tracce magari anche involontariamente cancellate.
Ma si continua a scavare anche su un altro versante, ovvero quello della vita privata del padre di Tommy. Amicizie, frequentazioni, conoscenze. Magari, proprio dietro qualche volto dimenticato o addirittura amico potrebbe nascondersi il regista di questo strano rapimento. Magari proprio la stessa persona che oltre al bimbo ha fatto sparire anche il suo cagnolino Toby.