Investimenti azionari ridotti per un buon 2007

I mercati finanziari sono finalmente arrivati «all’ultimo miglio» di questo 2006. Gli azionari da trionfatori, testimoni di un’unica «caduta» in primavera rivelatasi necessaria e salutare per quanti avevano perso un treno in corsa dal marzo del 2003. Per il quarto anno consecutivo le azioni hanno battuto i bond e, spesso anche altri asset che pur hanno dato grandi soddisfazioni, per non parlare del mattone, specie negli Stati Uniti
A questo punto è chiaro a tutti che a meno di eventi geopolitici catastrofici, tutti i mercati azionari chiuderanno con guadagni a due cifre, in alcuni casi anche a tre. Per i bond è stato un anno difficile, interamente condizionato da aspettative spesso errate in materia di movimenti sui tassi da parte delle Banche centrali. Le quali invece, con sempre maggiore chiarezza, hanno deciso di non sorprendere i mercati mantenendo fede alle dichiarazioni di volta in volta rilasciate. Comunque un portafoglio obbligazionario ben diversificato sul breve e sul lungo e anche tra corporate con un buon rating e in titoli di Stato specie di alcuni Paesi emergenti, non va certo penalizzato rispetto alla più comoda liquidità. Naturalmente, chi non ha coperto il rischio di cambio specie nelle aree legate al dollaro, si è mangiato buona parte dei guadagni. Il Giappone, tra i grandi, ha deluso in «performance assolute» ancor più se valutate in euro. Gli ultimi segnali macroeconomici tendono a confermare le tesi sempre sostenute: che l’atterraggio dell’economia americana sarà «morbido» e che, pertanto, la seconda parte del 2007 potrebbe compensare una fase di aggiustamento dell’economia mondiale e, probabilmente per un intervallo più breve, anche dei mercati.
Il dibattito, com’è logico, si è ormai spostato su come sarà il 2007 ed è qui che vorremmo fare alcuni osservazioni del tutto personali. Innanzitutto va segnalato che il 2006 è stato contrassegnato da una enorme liquidità che oltre a sostenere di per sé i mercati ha dato loro una spinta aggiuntiva consentendo operazioni di «merger and acquisition» di grande intensità e spesso anche di dimensioni gigantesche. Come testimoniano gli utili record delle grandi banche d’affari americane.
I volumi hanno sorpassato ogni precedente, a partire dal 2000. S’è trattato di operazioni nazionali, intraeuropee, introamericane, introasiatiche. E poi intracontinentali, senza confini dall’Asia all’Europa, dagli Usa all’Oceania e viceversa. Non ci aspettiamo una ripetizione simile del fenomeno del 2007; i prezzi delle acquisizioni cominciano a sembrarci eccessivi e la liquidità dovrebbe ridimensionarsi specie per le politiche monetarie europee e asiatiche, almeno fino all’autunno. Le Banche centrali, strette tra crescita e inflazione ben più che nel 2006, avranno esitazioni ed i mercati ne soffriranno; almeno per un po’. La Bce esiterà a continuare ad alzare i tassi; la Fed ad abbassarli. Le banche asiatiche rimarranno un rebus. In secondo luogo il ciclo economico non è ancora maturo; ha dinanzi a sé forse ancora due o tre anni prima di una pausa di fondo. Ma i mercati hanno scontato troppo in fretta gli eventi positivi macro ed anche micro.
Il 2007 lo vediamo buono, forse anche ottimo, soltanto se gradualmente si saranno ridotti consistentemente gli investimenti azionari portando a casa cospicui utili vecchi e recenti. Ci attendiamo una correzione forse più dura e più lunga di quella vissuta in questa primavera. Trovarsi liquidi e pronti a reinvestire al momento opportuno sarà la chiave di volta per vincere ancora con le azioni.
Per i bond il tasso variabile appare per ora il più sicuro, specie in Europa. Si vedrà in primavera. Rimaniamo ancora negativi sul dollaro con due precisazioni: 1) che tra quota 1,35 e 1,40 contro euro dovrebbero verificarsi interventi congiunti; 2) che nel secondo semestre 2007 anziché vendere potrebbe essere comprare.