Investimenti, consumi e costruzioni la nuova Europa è in crescita al 6,4%

Secondo i dati diffusi dall'Unicredit Group, le previsioni vedono l'Europa in crescita rispetto lo scorso anno: dal 5,9% al 6,4% grazie a investimenti, costruzioni e consumi. In testa all'inattesa crescita Polonia e Ungheria

Roma - La Nuova Europa crescerà di più del previsto nel 2007, secondo i dati diffusi oggi dall’Unicredit Group New Europe Research Network. Le previsioni per quest’anno salgono dal 5,9% al 6,4% grazie agli investimenti, alla crescita del settore delle costruzioni - in particolare per la realizzazione di nuove centrali di generazione - e all’aumento dei consumi. Le vere sorprese della regione sono la Polonia e l’Ungheria. Secondo l'analisi, i due Paesi cresceranno più del previsto e Budapest inizierà a vedere i primi risultati della stretta fiscale introdotta lo scorso anno.

I candidati membri Ue Sul fronte degli aspiranti membri dell'Unione Europea, invece, resta come sorvegliata speciale la Turchia, in attesa delle elezioni del 22 luglio. Varsavia può contare su una crescita del Pil del 6,6% invece del previsto 5,5%. Il dato è stato ritoccato in seguito all’accelerazione record del primo trimestre che ha visto la crescita dell’economia polacca al 7,4%. Al rialzo anche la Repubblica ceca, dal 4,5% al 5,6%. Continuerà la crescita della Slovenia, trainata dagli investimenti (5,7% invece che il precedente 5,2%) e della vicina Slovacchia, che dovrebbe rimanere attorno a un notevolissimo 9%.

La sorpresa Ungheria Secondo il documento, Bratislava è anche l’unica che corre per raggiungere il traguardo dell’Eurozona, mentre gli altri membri Ue non fanno salti mortali verso la moneta unica. La vera sorpresa viene dall’Ungheria, che superato lo scoglio della depressione dei consumi in seguito alle misure di austerità adottate dal governo potrà contare su robuste esportazioni che potranno far salire la crescita fino al 3%. Sul fronte dei Baltici, le prospettive rimangono invariate, come invariata resta la necessità dei politiche macroconomiche che possano raffreddare l’economia e la crescita dell’inflazione.