Investimenti e format vincenti dietro l’ultimo triennio positivo

Un triennio positivo con i bilanci sempre in nero è il viatico rassicurante su cui Veronafiere, complici l'innovazione dei format, l'ampliamento del calendario e le attività d'internazionalizzazione, può contare per reggere l'impatto della congiuntura. Archiviato il 2011 con ricavi per 84 milioni di euro e un utile netto pari a 1,6 milioni, l'ente scaligero, che ha promosso 50 manifestazioni locando oltre 790mila metri quadrati a 14mila espositori, di cui 2.700 esteri, e accogliendo 1,2 milioni di visitatori, 165mila dei quali stranieri, affila le armi per affrontare una stagione difficile. «L'obiettivo di fatturato - dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere - è fissato a 80 milioni, prevedendo un utile netto di esercizio analogo all'anno scorso. Un anno che ci ha visto beneficiare della solidità dei settori nei quali operiamo, come il wine & food, le tecnologie agricole e alimentari e il comparto del building, che a un certo punto davano addirittura la sensazione di potersi lasciare la crisi alle spalle». Un'impressione purtroppo smentita recisamente dall'andamento degli ultimi sei mesi di un 2011 a due facce. «A contribuire in modo sostanziale ai buoni risultati è stato in primo luogo il continuo processo di revisione dei format fieristici: un cambiamento alla base del rilancio di eventi quali Abitare il tempo e Fieracavalli, che ha fatto il paio con nuovi record, in termini di espositori e visitatori, alle nostre principali rassegne, come Vinitaly e Marmomacc. E poi, hanno pagato anche gli investimenti infrastrutturali». Che nel triennio 2010-2012 assommano a una spesa di 10 milioni di euro, destinati all'adeguamento delle strutture di accoglienza del quartiere nonché a interventi per la sicurezza.
Due ulteriori aspetti chiave corrispondono, poi, alla scelta di organizzare in proprio la maggioranza delle manifestazioni e all'attività ormai quindicennale di internazionalizzazione: «Gestiamo direttamente - conferma Mantovani - il 90% degli appuntamenti fieristici e questo ci permette di agire in un'ottica di sviluppo di lungo periodo, nonché di decidere cambiamenti capaci di anticipare le dinamiche del mercato». Variazioni che interessano anche le rassegne già al top, come dimostra il calendario 2012 di un Vinitaly dal format rinnovato, più orientato al B2B seppure con l'inedita anteprima aperta al grande pubblico del Grand Tasting di 100 tra i migliori vini italiani selezionati dalla rivista Wine Spectator. Tra le novità di Veronafiere, che fra i 38 appuntamenti in programma ospiterà la rassegna biennale Fieragricola e la triennale Eurocarne, il debutto di Anteprima Classica Motori, dedicata ad auto e moto d'epoca, e di Classic Music World, Salone centrato sulla musica classica. E poi, otto manifestazioni all'estero: dalla rassegna Stonexpo/Marmomacc Americas di Las Vegas al Vinitaly tour che fa tappa a New York, Chicago, Mosca, Hong Kong e Tokio, passando per il Salone delle tecnologie dell'arte bianca Siab/Fispal Food Service di San Paolo del Brasile, nonché per le mostre di marmi, pietre e tecnologie Saudi Stone Tech di Riad e Qatar Stone Tech di Doha, aree entrambe contraddistinte da un forte sviluppo edilizio. In India, invece, dove il mercato fieristico cresce al ritmo del 50% annuo, l'ente scaligero ha costituito una società ad hoc, Veronafiere Lems India Private Limited, per promuovere manifestazioni e convegni dedicati ai settori agricolo, della panificazione, dell'arredamento e dei materiali da costruzione. Lo scorso anno le attività Oltreconfine, centrate su 12 eventi, hanno registrato un giro d'affari di circa 3 milioni. «Il percorso internazionale è ormai tracciato - spiega il direttore generale di Veronafiere - e oggi puntiamo a crescere consolidando le manifestazioni. In parallelo, all'estero svolgiamo quell'attività di marketing della domanda tutt'altro che scontata e fondamentale per il successo delle nostre rassegne in Italia: non basta infatti riunire espositori che rappresentano il meglio della filiera del singolo comparto per far convenire nella piazza fieristica i compratori del mercato globale». Ciò che oggi più che mai deve stare alla base del «fare fiera».