Investimenti e taglio ai profitti così gli artigiani battono la crisi

Quasi un artigiano lombardo su tre rinuncia ai guadagni o intacca il patrimonio per rendere competitiva l'azienda e permetterle di uscire dalla crisi. Una scelta adottata dal 28% degli imprenditori, con il 24% che ha scelto di rispondere alla difficile congiuntura riducendo i margini di profitto e il 4% che è giunto a ricapitalizzare la società con mezzi propri. È quanto emerge da una ricerca di Casartigiani, una delle associazioni di categoria attive nel settore, presentata ieri in Regione. Dalle interviste a 1.034 dei suoi 14mila aderenti in Lombardia emerge che di fronte alla crisi nella stragrande maggioranza dei casi le soluzioni adottate sono virtuose, con le aziende che si rinnovano per resistere e crescere. Il 20% degli imprenditori reagisce cercando nuovi sbocchi commerciali, il 5% punta sulla qualità dei prodotti e il 7% su programmi di investimento. Il 12% tenta invece di tagliare le spese, razionalizzando i costi di approvvigionamento e produzione, un altro 12% riduce gli ordini ai fornitori e il 6% dilaziona i tempi di pagamento. Solo il 10% infine ricorre all'indebitamento con le banche.
E a dimostrazione del fatto che per la maggior parte degli artigiani la ditta non è percepita come una semplice fonte di reddito ma quasi come un'estensione del nucleo familiare, solo il 7% in seguito alla crisi ha ridotto il personale licenziando i dipendenti. E addirittura l'11% prevede di fare nuove assunzioni. Per il 22% inoltre la difficile congiuntura non ha portato a ridimensionare gli investimenti. Eppure tra gennaio e ottobre 2009, l'83% degli intervistati ha visto i fatturati calare rispetto allo stesso periodo del 2008. Nel 28% dei casi si è verificato un crollo del 50% e per un altro 8% la contrazione è stata del 40%. Infine due imprese su dieci hanno registrato un calo del 30%. E dopo la pausa estiva un artigiano su quattro ha dichiarato che la sua situazione non è migliorata. Ad aggravare la fase di recessione c'è anche la difficoltà di accesso al credito. Rispetto all'anno scorso il 64% ritiene più sfavorevoli le condizioni poste dalle banche, mentre il 20% afferma che la situazione è rimasta invariata. Tra i maggiori ostacoli per ottenere un finanziamento, al primo posto ci sono le richieste sempre maggiori di garanzie (34% dei casi), ma anche la limitazione delle somme prestate e le forti pressioni per il rientro dal fido (entrambe al 22%), l'allungamento dei tempi di erogazione (14%) e i tassi più onerosi (8%).
Al contrario i confidi soddisfano sempre di più gli artigiani: per il 41% di loro offrono tassi più agevolati, mentre per il 23% si sono accorciati i tempi di risposta. E sempre ieri il presidente di Casartigiani Lombardia, Mario Bettini, ha illustrato la nuova iniziativa di Artfidi. «Grazie a quello che è uno dei più consistenti confidi artigiani della nostra regione - ha sottolineato - sarà possibile aiutare le aziende, con il rafforzamento della struttura patrimoniale, a ottenere migliori condizioni sui finanziamenti. Un impegno che si aggiunge a quello svolto finora, che ha consentito operazioni di affidamento per oltre 220 milioni di euro rivolti a 2.500 imprese lombarde, con una media di importi attorno ai 70mila euro». Mentre l'assessore regionale all'Artigianato e ai servizi, Domenico Zambetti, ha annunciato che «la Lombardia ha stanziato altri 20 milioni di euro per ulteriori confidi alle imprese. Spesso infatti le piccole e medie imprese sono sinonimo di desiderio di tenere alto l'onore. Ne è la dimostrazione il fatto che i prestiti sono quasi sempre restituiti nei tempi prestabiliti: per quando riguarda il fondo di rotazione regionale avviene nel 97-98% dei casi». E l'assessore ha concluso con una proposta: «Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dia alle Regioni i bond non richiesti dalle banche: li utilizzeremo per aiutare artigianato ed enti locali».