Per gli investitori è una scommessa sul titolo

Maxisconto doveva essere e maxisconto è stato. Ieri mattina prima dell’apertura dei mercati il cda di Unicredit ha definito il prezzo di emissione delle nuove azioni che saranno offerte nell’ambito dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi (ma 250 milioni se ne andranno in commissioni al consorzio di garanzia), in partenza lunedì prossimo. Il valore è di 1,943 euro con uno sconto del 43% sul Terp (il prezzo teorico ex diritto).
La Borsa, tuttavia, ha penalizzato - come preventivabile - il titolo che, dopo una serie di sospensioni al ribasso, ha chiuso con un pesante calo del 14,45% a 5,415 euro. Il «crollo» è in buona parte giustificabile tecnicamente con il riposizionamento degli operatori in vista dell’aumento. Si comincia ad «accorciare» le posizioni su Piazza Cordusio per allungarle quando partirà la ricapitalizzazione in modo da acquistare titoli a un prezzo vantaggioso. Non a caso ieri tutto il settore bancario è stato sotto pressione (Intesa e Mps hanno perso circa il 4%) proprio perché si comincia a fare «spazio» nei portafogli.
Le azioni dell’istituto però sono tornate ai valori dell’estate 1992 quando il titolo segnò il minimo degli ultimi 20 anni navigando tra i 4 e i 5 euro. E non è un caso che la situazione macroeconomica italiana sia drammatica come allora. Con una differenza: vent’anni fa si trattava di una banca domestica come il Credito Italiano, oggi è una realtà multinazionale presente in 22 Paesi. Tuttavia, come si legge nel prospetto, «un ulteriore peggioramento della situazione porterebbe effetti negativi rilevanti». Perdite rilevanti potrebbero essere determinate da eventuali uscite dall’eurozona o da «un salvataggio volontario della Grecia».
Per la determinazione del prezzo occorre sottolineare che saranno emessi 3,859 miliardi di titoli, il doppio di quelli in circolazione con un rapporto di opzione di 2 a 1. Basandosi sulle quotazioni di martedì scorso quando Unicredit valeva 6,33 euro per una capitalizzazione di 12,2 miliardi, il prezzo post-diritto dei nuovi titoli sarebbe di circa 3,4 euro. Con il supersconto del 43% si arriva alla definizione dei fatidici 1,943 euro, decisi sia per la comodità di evitare «spezzature» che per l’importo dell’operazione cui si aggiunge la forte volatilità del titolo (67% a 30 giorni). È l’offerta più «vantaggiosa» rispetto agli ultimi aumenti di capitale effettuati in Italia giacché Intesa aveva optato per un bonus del 24%, Mps del 28 e solo Bpm aveva superato il tetto del 40%, ma è un valore in linea con quanto effettuato da istituti di rilevanza globale come Unicredit nel biennio post-Lehman con Hsbc, Nordea e Santander che si ricapitalizzarono con sconti oversize.
Secondo quanto si apprende, è una scelta condivisa tra il management di Piazza Cordusio guidato dall’ad Federico Ghizzoni e le 26 banche del consorzio di garanzia capitanate da Merrill Lynch, Unicredit e Mediobanca. Da una parte, infatti, si spera di avvicinare nuovi potenziali investitori istituzionali (rumor di Borsa riferivano del fondo sovrano del Qatar e di investitori cinesi). Intanto, il gruppo bancario ha confermato il pieno impegno alla sottoscrizione del 10,68% da parte di Fondazione Crt, Carimonte, Allianz e di Luigi Maramotti (ora all’1,21%) che sommato al 3,51% al quale scenderà Fondazione Cariverona e agli impegni dei soci libici e di altri azionisti istituzionali dovrebbe garantire in partenza un 24% dell’offerta. Sul mercato c’è inoltre un 40% di flottante e un 15% circa in mano agli azionisti retail oltre agli altri fondi di investimento.
I global coordinator, da parte loro, hanno ridotto al minimo il rischio di inoptato tant’è vero che nelle sale operative i broker sono già certi che si arriverà al 100% di sottoscrizioni. In Italia i diritti saranno trattati dal 9 al 20 gennaio e si potranno esercitare fino al 27 dopodiché partirà la riofferta.