Inviavano kamikaze in Irak e Afghanistan: 20 arresti

Smantellata una cellula salafita jihadista che reclutava e inviava sui "fronti caldi" della guerra santa nuovi combattenti islamici. Perquisizioni anche all'estero. Le basi a Milano e Reggio Emilia

Milano - Un’operazione contro il terrorismo internazionale di matrice islamista è in corso dalle prime ore di questa mattina. I Carabinieri stanno eseguendo 20 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della procura della repubblica di Milano nei confronti di altrettanti cittadini stranieri. Le accuse - a quanto si apprende - l’aver costituito cellule salafite jihadiste che avrebbero reclutato e instradato aspiranti terroristi suicidi verso l’Irak e l’Afghanistan. Nel corso dell’operazione, i militari hanno sequestrato fra l’altro manuali, "sistemi di innesco elettronici a distanza e veleni, comprendenti anche istruzioni su tecniche di guerriglia". E numerose perquisizioni, spiegano gli investigatori, sono tuttora in corso in Italia e all’estero. Altri provvedimenti sono in corso di esecuzione all’estero su mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria italiana.

Le accuse Le accuse riguardano anche la falsificazione di documenti di identità, l’agevolazione dell’immigrazione clandestina, il favoreggiamento della latitanza di ricercati per reati di terrorismo. L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Armando Spataro e dal pm Nicola Piacente è nata in Liguria nel 2004 e si ricollega a un’indagine precedente, quella che era sfociata nell’operazione Bazar con arresti effettuati sempre dai Ros tra il 2002 e il 2003. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere di oggi, firmate dal gip Luisa Savoia, sono state eseguite tra Milano e Reggio Emilia.

Attentati all'estero Da quanto si è saputo, la cellula di matrice salafita non aveva in programma di fare attentati in Italia. La sua attività era quella soprattutto di reclutare e inviare aspiranti suicidi in Afghanistan e in Irak. I componenti del gruppo inoltre disponevano una serie di appartamenti, in particolare nel capoluogo lombardo e comunque si spostavano da un Paese all’altro in Europa.

Arresti all'estero Oltre che in Italia, le ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione antiterrorismo della procura di Milano, sono state eseguite in Gran Bretagna, Portogallo e Francia. Ai vertici dell’organizzazione, composta da algerini e tunisini, gli inquirenti milanesi pongono Dridi Sabri, Mehidi Ben Nasr e Imed Ben Zarkaoui per il quale, tra le altre cose, è cominciato oggi il processo in appello dopo la sua assoluzione, negli anni scorsi, dal reato di terrorismo internazionale e la sua condanna per reati minori. Gli indagati secondo l’accusa svolgevano attività di proselitismo in alcuni appartamenti e non frequentavano moschee. Alla base dell’ordinanza di custodia cautelare vi sono soprattutto intercettazioni ambientali e telefoniche.

Le basi in Italia Delle 20 persone nei confronti delle quali sono state emesse 20 ordinanze di custodia cautelare per terrorismo internazionale, 9 sono colpite da mandato di cattura europeo mentre 11 sono state arrestate in Italia: 4 a Milano, una a Bergamo, una a Imperia, 4 a Reggio Emilia e un’altra in Calabria. Le basi logistiche erano tre appartamenti: uno a Milano, uno a Cologno Monzese (Milano) e il terzo a Reggio Emilia.