«Un invito a 80 anni, pensavo a uno scherzo»

In un attimo, in mezzo a un turbinio di sete fruscianti, brillanti e frack, si rende conto della situazione. Il suo sogno si è avverato. Le si arrossano gli occhi, qualche lacrima le segna il viso truccato. Ore 17,30, foyer del teatro alla Scala, sul tappeto rosso sfilano ministri e celebrità, habitués delle passerelle e della lirica, ma per la signora Alessandrina - che tiene a tal punto alla privacy non solo da non rivelare il cognome, ma anche le ditte per cui lavorava - è la prima volta. Ieri era il suo compleanno, l’ottantesimo - ma anche questo non avrebbe voluto rivelarlo - vestita per le grandi occasioni, il marito sempre al suo fianco, aspetta Donna Letizia, il sindaco, per ringraziarla personalmente per il regalo, il più bello, forse, che abbia mai ricevuto: due biglietti per la prima del Don Carlo. Un sogno che diventa realtà. «Non ho dormito tutta la notte - confessa a una Moratti raggiante e altrettanto emozionata -: pensavo che fosse uno scherzo». «Ma no, perché uno scherzo? Lei compie 80 anni oggi, vero? Complimenti - sorride il sindaco - le auguro una splendida serata». E la lady di ferro, avvolta in un Armani blu notte, le regala il privilegio di un bacio.
Facciamo un passo indietro. I primi giorni di dicembre la signora Alessandrina manda una lettera al sindaco per farle gli auguri di Natale. «Gentile signor sindaco, il 7 dicembre compio ottant’anni, mi illudo di poter assistere alla prima della Scala» conclude. Detto fatto. Qualche giorno dopo l’ufficio del cerimoniale del sindaco la chiama per darle la lieta notizia: il sindaco ha deciso di regalarle per il suo compleanno due biglietti per la prima, dato che la signora è un’appassionata. Il marito, il signor Nicola, che compie proprio oggi 78 anni, le mette la pulce nell’orecchio: «Non dar retta, è uno scherzo». «Non ho dormito tutta la notte per questo pensiero» spiega Alessandrina.
Alessandrina, nata a Brescia, dice: «Ho frequentato il collegio delle Dame Francesi sui Ronchi, poi ho studiato Economia e commercio a Pisa, ma non ho terminato l’università, sono arrivata a Milano per aiutare mio padre, facevo il ragioniere. Ed è lui che mi ha fatto amare l’opera». La sua preferita? «La Traviata» risponde sicura, una luce le illumina lo sguardo. «Non è la prima volta che vado alla Scala, anche se questa è la mia prima volta alla prima. Ascoltavamo sempre la lirica a casa e qualche volta ho anche assistito a delle repliche in estate, anche a quella del Don Carlo. Ma non è la stessa cosa: nelle repliche non viene rappresentata tutta l’opera, a volte saltano addirittura degli atti. Se non fossi stata così confusa avrei portato i ritagli dei giornali del 1931, quando diedero il Don Carlo qui alla Scala. Mio padre ci andò».
Perché ha voluto mandare gli auguri al sindaco? «Io li mando sempre, questa mattina sono andata alla basilica di Sant’Ambrogio per la Messa, c’era il cardinale Tettamanzi che cantava. Alla fine gli ho detto “complimenti, che energia” e lui mi ha fatto gli auguri per il mio compleanno. Ho scritto delle lettere di auguri anche a Paolo VI, a Papa Wojtyla e a Ratzinger e loro mi hanno sempre risposto. La Moratti come sindaco è speciale: ha fatto tanto per la nostra città. E poi penso sempre che lei è una donna, ogni volta che prende una decisione deve poi affrontare tutti quegli uomini prepotenti... L’ultima volta che l’ho incontrata è stato al Famedio e le ho detto: “eh che fatica, dev’essere...”. Lei ha capito e sorridendo mi ha detto: “eh sì, che fatica”».
Aveva scritto gli auguri anche ad Albertini? «Sì, ma mi piaceva meno, perché era più assente, la Moratti, invece, è più vicina alla gente».