Un invito a Fini e a Feltri: «Discutiamone a tavola»

Cari Amici Gianfranco Fini e Vittorio Feltri, penso proprio di potermi rivolgere a Voi con questo impegnativo termine, perché tali io Vi considero (e so di essere ricambiato) da epoca non sospetta, come si usa dire.
Proprio per questo mi sento di poterVi scrivere come la penso.
Non è questione di «valium» né di «vino bianco» per riequilibrare valutazioni e motivazioni dei Vostri reciproci comportamenti. Quello che serve è, invece, inquadrarli nell'ambito della lealtà e realtà di rapporti politici e personali.
Dico subito che, molte delle proposte, e delle tematiche esposte da Gianfranco io le condivido.
Se non altro perché, come Liberale d.o.c., non mi piace né un partito caserma né un partito sacrestia.
Sono molto convinto (nonostante l'attuale sistema elettorale) che il Parlamento rappresenti la sola «stanza di compensazione» tra i diritti-doveri della maggioranza e di quelli dell'opposizione.
Al tempo stesso, condivido le critiche che Vittorio ha mosso per la reiterazione e la cadenza degli interventi che Gianfranco ha fatto su molti temi assai delicati, e che hanno perciò creato confusione e smarrimento tra molti amici ed elettori.
Da qui la mia proposta, anzi il mio invito, per un incontro a pranzo e/o a cena che Vi propongo per poter parlarVi e comprenderVi meglio.
Io non ho una villa né ad Arcore né altrove, perciò, nonostante la ligure parsimonia, sarei lieto di ospitarVi dovunque, qui in Liguria (si mangia molto bene) oppure a Roma o Milano, insomma dovunque!
Le letterine di fine anno sono espressione di un desiderio, annuale e rituale, di chiudere un anno difficile, per aprirne uno migliore.
Perciò la mia letterina esprime a due amici-galantuomini perché si incontrino, si spieghino e si chiariscano.
Delego a questo fine l'amico Massimiliano Lussana a pubblicare e comunque a farVi pervenire questa mia letterina, estendendo a Lui l'invito che Vi rivolgo che unisco all'augurio sincero di un felice Anno Nuovo!
*ex vicepresidente
della Camera