An invoca il numero chiuso per i nomadi

Per una volta opposizione e maggioranza sono d’accordo: i rom nella capitale sono tanti e difficili da gestire. Le divergenze nascono sul modo in cui affrontare il problema. Per An, in città non devono più esistere campi stanziali per i rom e servono regole certe in materia. Anche il prefetto, Achille Serra, che ieri ha incontrato una delegazione di An, condivide la necessità di avere una normativa chiara con cui disciplinare i villaggi della solidarietà. Per il sindaco, invece, quello che occorre è un protocollo d’intesa da sottoscrivere con il sindaco di Bucarest (che vedrà entro fine mese), «con l’obiettivo di favorire il ritorno in patria dei romeni venuti via da lì». Non solo. Secondo quanto dichiara il presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, al termine di una riunione avvenuta ieri con Veltroni, ci potrebbero essere «interventi economici del Comune in Romania, per ammodernare il sistema agricolo del Paese. L’obiettivo è di creare un piano guidato di rientro per un certo numero di romeni». Serra per la verità lascia trasparire un po’ di scetticismo per la missione romena di Veltroni, a cui augura laconicamente «buon lavoro».
Durante il tavolo si è anche discusso della possibilità di «attuare a Roma un piano straordinario di vaccinazione a favore dei rom». L’amministrazione userà, quindi, gli strumenti a sua disposizione per provare a uscire da una situazione che è ormai di emergenza. An, invece, durante l’incontro con Serra ha messo in discussione il Patto per la sicurezza, che «può essere accettato solo ad alcune condizioni». Fra queste, spiega il presidente della Federazione romana di An, Gianni Alemanno, rientra la «necessità di un decreto legge da parte del governo, con cui istituire “un numero chiuso” di rom a livello locale e nazionale». «Nel 2006 per 5200 nomadi regolari, l’amministrazione ha speso 15 milioni, quindi 250 euro mensili a nomade - spiega Fabrizio Sartori, capogruppo di An in XVI municipio -. Istituzionalizzare altri quattromila nomadi (nel Patto per la sicurezza è prevista l’istituzione di quattro villaggi della solidarietà, ognuno dei quali potrà contenere circa mille persone, ndr) significa mandare al collasso il sistema sociale del Comune e del municipio».
Servono regole chiare, insomma, per risolvere il problema sicurezza in città, sostiene An, che illustrerà le sue proposte nei prossimi giorni anche al ministro Amato. Ma, per quel partito, occorre anche «un commissario governativo straordinario per la sicurezza e bisogna prevedere norme di espulsione dei soggetti che delinquono». Solo a queste condizioni si potrà provvedere alla costruzione dei villaggi della solidarietà, che, però, al contrario di quanto prevede il Patto per la sicurezza, non dovranno essere stanziali. Il ragionamento di An parte dal presupposto che i nomadi, in quanto tali, devono muoversi. Per questo i nuovi villaggi, secondo la proposta di An, dovrebbero diventare campi di transito, in cui collocare le persone che devono essere espulse, perché hanno commesso reati». Gli altri nomadi, invece, potrebbero insediarsi momentaneamente nei campi rom già esistenti, che diventerebbero campi sosta. L’idea è quella di «creare una sorta di lista d’attesa - continua Sartori - per cui appena si viene a conoscenza di spazi in altre città, si dovrebbe costringere i rom a lasciare la capitale». Dino Gasperini, capogruppo dell’Udc, non condivide le proposte di An e dichiara che «non seguirà gli alleati sulla strada intrapresa». Anche Marco Pomarici, consigliere azzurro, prende le distanze da Alleanza Nazionale, ma pure dall’Udc e ribadisce l’importanza di un coinvolgimento dell’aula.